La bufera su Antonio Ingroia non si placa. Per essere intervenuto al congresso del Pdci sul tema della difesa della Costituzione repubblicana del 1948,e per aver detto che dinanzi a sue violazioni bisogna scegliere da che parte stare, Ingroia è stato destinatario di una micidiale gragnuola di colpi da abbattere una mandria di tori: tutti gli esponenti di maggior calibro del Pdl, minacce di interrogazioni, addirittura la randellata del presidente dell’Anm, l’Unione Camere penali, ecc.

Ma la tempra del procuratore aggiunto di Palermo è sufficientemente nota. E ieri sono così giunte altre due “entusiasmanti notizie”: l’apertura di un fascicolo da parte del Csm e la scoperta di tracce di una presunta intercettazione illegale presso la stanza dove sino a qualche giorno fa Ingroia lavorava, impegnato tra l’altro a una delle inchieste più delicate e bollenti e imbarazzanti e… della storia repubblicana italiana, cioè la presunta trattativa tra Stato e mafia nella fase più acuta dello stragismo messo in atto dalla cupola corleonese.

Strano paese il nostro! Uno dei magistrati più coraggiosi, bollato come magistrato “mediatico” proprio da chi ha fatto dei media una religione assoluta per inquinare e corrompere coscienza pubblica e coscienze private, da un lato è oggetto delle “carezze” istituzionali del cosiddetto organo di autogoverno della magistratura per aver detto una scontata banalità non solo e non tanto per un magistrato ma per qualunque cittadino onesto e democratico; dall’altro, dinanzi alla seconda inquietante notizia di una probabile e illegale intercettazione di un procuratore della Dda, sempre lui, Ingroia “il partigiano”, viene avvolto da un allarmante silenzio istituzionale.

Nessun cenno neppure dal Quirinale. Ora che si è tanto prodigato per far nascere il governo Monti, il presidente della Repubblica che, a costituzione repubblicana invariata, è il capo del Csm, se non condivide, come credo o spero, l’apertura di quel fascicolo forse farebbe bene a inviare uno dei suoi sobri e prudenti segnali. In fin dei conti il presidente della Repubblica, sempre a costituzione repubblicana invariata, è arbitro rispetto al dibattito politico, ma è garante e difensore della Costituzione repubblicana. Dunque assai più di un partigiano… Mica deve temere l’uggia di Palazzo dei Marescialli!