Prima ci si domandava: che tempo farà? Oggi ci si chiede: come andrà lo spread oggi? Ormai lo “spread”, fino a pochi mesi termine sconosciuto ai più, è diventato un argomento di conversazione da bar.

Premesso che io, come il 99 per cento degli italiani che discettano di spread, capisco poco o nulla di tecniche finanziarie.

Premesso che io, a differenza del 99 per cento degli italiani che discettano di spread, non ho la ricetta per uscire da questa crisi.

Premsso che pochi, anche di quelli che capiscono di spread, sono in grado di fare previsioni attendibili (ogni giorno ogni economista dice la sua per poi negarla la settimana dopo).

Premesso che quello che sto per fare  è un discorso da bar, vorrei dire che Grillo non dovrebbe accodarsi a un populismo becero più consono al confuso pensiero leghista, che al pensiero di chi vuole veramente il bene dei cittadini italiani, dei loro risparmi, del loro lavoro  e del futuro.

Mi riferisco in particolare a ragionamenti di questo genere: “Cosa ci rimane? Vendere l’argenteria per onorare i debiti. Al banco dei pegni porteremo gli immobili del demanio, le quote delle poche grandi aziende che ci rimangono, come l’Eni, parte del nostro patrimonio personale, la diminuzione di servizi sociali. E’ vero, abbiamo peccato, ma la punizione dovrebbe servire a qualcosa.

Invece è quasi certo che non solo usciremo dall’Euro, ma che lo stesso Euro non reggerà nei prossimi anni. Lo scrivono ormai le migliori firme internazionali dell’economia. E allora? In questi giorni il mantra più usato è ‘Monti è l’unica alternativa’ accompagnato da ‘Non possiamo uscire dall’euro’. C’è sempre un’alternativa, un piano B. Dobbiamo considerare l’uscita dall’euro come possibile. Rimanere in mutande dopo una politica di lacrime e sangue con una lira deprezzata non mi sembra un grande obiettivo”.

E allora rivolgo a voi lettori questa semplice domanda da bar: meglio accettare di fare qualche sacrificio e provare a rilanciare l’Italia dentro l’Euro? Oppure uscire dall’Euro e – come scrivono le stesse migliori firme internazionali dell’economia citate da Grillo – perdere il 40 per cento del valore degli immobili, dei salari, delle pensioni, dei mutui eccetera?

Faccio un semplice ragionamento (tecnico questa volta, non da bar): avete faticosamente pagato un mutuo per acqustare una casa che vale 100mila euro? Se l’Italia uscisse dall’euro, tornerebbe ad adottare la lira e la lira di botto si svaluterebbe portando il valore della casa a qualcosa che probabilmente equivarrebbe a circa 60 mila euro. Peggio sarebbe se per caso il mutuo residuo rimanesse denominato in euro.

La discussione è aperta…