Nel pieno della settimana più lunga degli ultimi 17 anni di storia politica italiana, sorge spontanea una riflessione. Per motivare questa riflessione utilizzerò le prime pagine dei due più simbolici quotidiani nazionali: il Sole 24 Ore e l’Unità. Quelli della mia generazione sono cresciuti considerando il Sole 24 Ore come l’organo dei “padroni” mentre l’Unità era quello degli “operai”. Due Italie totalmente contrapposte, in eterna lotta per l’egemonia politica e per la realizzazione di modelli socio-economici fra loro incompatibili. Fallimentari entrambi. Il 10 novembre il Sole 24 Ore apriva con un enorme titolo in rosso: FATE PRESTO. L’editoriale che lo accompagnava consisteva in un appello ai “cari deputati e cari senatori” perché adottassero al più presto dei non meglio specificati “provvedimenti complessi” che dovrebbero far ritornare il Paese su quel sentiero di crescita che ha abbandonato da più di un decennio. L’accorato testo, che pure nominava solo il Pdl di Silvio Berlusconi fra “le forze politiche più responsabili”, era chiaramente rivolto anzitutto ai partiti dell’opposizione. Sono essi, infatti, che, a fronte della deflagrazione radioattiva dell’alleanza berlusconiana, tengono in mano i destini del Paese: nessun provvedimento economico d’alcuna rilevanza può essere approvato in questo Parlamento senza che una parte sostanziale dell’opposizione lo voti.

Il 13 novembre la prima pagina de l’Unità ci regalava due titoli. Quello a caratteri cubitali (LA LIBERAZIONE) aveva come sfondo un cielo azzurro su cui si stagliava un tricolore al vento. Sopra ad esso e sempre a tutta pagina la descrizione (suppongo io) del liberatore e delle modalità della liberazione: “Monti, il giorno dell’incarico”. Anche qui un editoriale, intitolato “La Festa e l’impegno”, ci spiegava il significato storico delle dimissioni berlusconiane.
Personalmente ho sia simpatia che stima, entrambe moderate ma entrambe salde, per Mario Monti. Credo non esista dubbio alcuno che egli non sia esattamente un uomo di “sinistra”. I provvedimenti economici che è andato predicando in questi anni e che, se riuscire a governare, probabilmente adotterà, sospetto non coincidano quasi in nulla con quelli contenuti nel programma economico del Pd, e nemmeno in quello dell’Idv o di Sel. Fa quindi una certa impressione rendersi conto che la “liberazione” del paese dal “regime” berlusconiano è avvenuta, secondo il giornale degli “operai”, grazie all’azione dei mercati, degli investitori, dei risparmiatori italiani e stranieri. La “speculazione finanziaria” – come la casta di sinistra ama definire costoro nei propri comizi televisivi – ha liberato il paese dal “nemico”. E a guidare il primo governo post-liberazione andrà un uomo che intende, se glielo permettono, attuare un programma probabilmente ortogonale a quanto i tribuni della sinistra italiana sono andati predicando negli ultimi mesi. Eppure, per salvare il paese, i parlamentari della sinistra approveranno tali provvedimenti. Perché? Perché se dovessero essere loro a dover governare e a decidere il da farsi non saprebbero da che parte girarsi.
Un paradosso analogo è palese nella menzionata prima pagina del Sole 24 Ore che implora la sinistra di fare in fretta a prendere quei provvedimenti che salverebbero il paese da un pericolo che, durante gli ultimi tre anni, in circa due terzi dei propri editoriali lo stesso giornale ha negato esistesse.

Non basta. Pur consapevole, come sono, che la linea editoriale del Sole 24 Ore è da sempre completamente indipendente dalle opinioni e dagli interessi della sua proprietà e dei suoi maggiori azionisti, non posso non trovare ironico che – dopo aver puntato per 17 anni di seguito su Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti – oggi, di fronte al possibile baratro in cui Berlusconi e Tremonti lo stavano portando, costoro chiedano all’opposizione di fare in fretta a salvarlo, il paese. Tutto questo senza trovare il coraggio per fare un minimo di autocritica, senza avere l’onestà intellettuale di ammettere “Avevamo torto marcio e avevano ragione quelli che, da anni, denunciavano lo stato miserabile dell’economia e dei conti pubblici nazionali”, senza nemmeno pubblicare un singolo editoriale che invitasse Berlusconi e Tremonti ad andarsene. Ah, quasi dimenticavo: senza nemmeno pubblicare un editoriale che ringraziasse la “speculazione” per aver forzato le dimissioni di questo governo.

Perché le tiritere incoerenti sulla “speculazione causa di tutti i nostri mali” non sono apparse, in questi anni, solo su l’Unità o su certi blog del fattoquotidiano.it, ma anche sulle pagine del Sole 24 Ore, il giornale dei “padroni”. Sta in questo parallelismo l’aspetto al contempo comico e tragico della situazione nazionale. A entrambi i lati dello steccato ideologico i fatti dimostrano la bancarotta intellettuale delle élite: per salvare il Paese dal fallimento a cui, sgovernando a turni alterni, esse l’hanno condotto occorrerà adottare riforme che entrambe hanno sempre osteggiato. Ma da nessuno dei due lati sorge anche solo un cenno di autocritica o un gesto che segnali la consapevolezza della propria inadeguatezza davanti ai compiti che la storia impone.

Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2011