Che Mario Monti rappresenti un’alternativa è scritto nel suo nome.

Se lo spezzetti e gli aggiungi un punto di domanda diventa: Mari o Monti?

Bellissimo! E cosa c’è di meglio per il popolo italiano? Questa fatidica domanda, da un lato sottolinea l’eterno dilemma estivo vacanziero (cosa a cui il popolo italiano tiene parecchio) e dall’altro ricorda, purtroppo, le famose promesse mai mantenute alle quali siamo tanto abituati… “Promettiamo Mari (e) Monti”… Brutto segno per un governo che nasce.

Comunque sia, al di là di questa irresistibile ondata di folle humour nel segno della cabala, se è vero che il presidente della Bocconi gode della stima internazionale, è altrettanto vero che “nemo profeta in patria”.

Attualmente, il presidente del Consiglio “in pectore” sta facendo una serie di incontri bilaterali per capire e definire programmi e strategie che possano essere sorrette da una maggioranza parlamentare.

Io mi permetto di suggerire alcuni spunti di cui, forse, sarebbe meglio tenere conto.

Premetto il fatto che non considero l’economia una scienza esatta. Basti pensare che quando ho provato a calcolare il Pil, ho capito come nascono i bambini. Secondo me (ma è pura convinzione personale) le teorie economiche, nel loro insieme, costituiscono l’arte di giustificare matematicamente il fatto che alla fine dei conti c’è qualcuno che lo deve prendere nel c… E generalmente quel “qualcuno” è un povero.

Un mio amico un giorno mi disse: i soldi sono come il sangue: se si fermano provocano la cancrena. Un concetto semplice e basilare sul quale non ci si sofferma mai più di tanto.

A tale proposito trovo straordinari e illuminanti gli insegnamenti di mio zio Giulio, il quale, andato in Giamaica per provare a smettere di fumare, ne ha assimilato la cultura e mi ha raccontato quello che i rasta sostengono: e cioè che per capire l’economia bisogna pensarla come il risultato di una canna che gira.

La canna che gira permette la socializzazione. Bene: la socializzazione è l’economia e la canna rappresenta il denaro.

La canna deve passare di mano in mano in modo tale che possa servire a tutti. Anzi, il vero senso della canna – al di là del piacere soggettivo del semplice “tiro” – sta proprio nel fatto che gira. Se si ferma, perde di valore, perde di senso, si sminuisce. La socializzazione si blocca.

Chi ha la canna deve farla girare, altrimenti si arriva a un’altra canna: quella del gas. Ma se chi ha la canna (o più canne, perché reitera nel tempo il suo comportamento antisociale) non la fa girare, allora, o c’è un fornitore di canne che ha un deposito esagerato di nero (non proprio d’Avola) oppure a un certo punto tutto il meccanismo si blocca.

Se succede questo, chi deve rimettere in moto il tutto?

La risposta è semplice: chi ha le canne.

È inutile sperare di andare in giro a raggranellare frammentini di fumo magari residuali nelle tasche di chi le canne non le ha. Bisogna che chi ha accumulato le canne le rimetta in circolazione, altrimenti ci sarà sempre chi potrà fare un tiro (i pochi possessori delle canne) e chi spererà di trovare dei mozziconi per terra.

Se ciò non succederà, scatterà la caccia alle canne e molti cominceranno a rubarle. Solo allora capiremo profondamente il senso di locuzioni come “Povero in canna” o “La battaglia di Canne”. Ma a quel punto sarà troppo tardi per fermare la violenza.

Non ci resta quindi che aspettare Mari-o Monti al varco.

E’ una scommessa obbligata in cui si rischia il 50%.

In fondo è come giocare a testa o croce: la croce l’abbiamo già, adesso si tratta di usare la testa.