Il probabile governo Monti rappresenterà più la Bce, l’Ue che l’Italia, ma visto il fallimento della nostra politica e il sostegno del presidente Napolitano, potrebbe essere il male minore.

Ci sono due ministeri che stanno molto a cuore al Caimano: la Giustizia e lo Sviluppo economico, cioè la Riforma “epocale” della Giustizia e il sistema televisivo. Monti sa bene che il nostro non è un Paese che si mette a posto con una patrimoniale, una riforma delle pensioni e quant’altro l’Europa ci chiede. Per riportarlo alla normalità bisogna intervenire sulle leggi ad personam, in particolare sul conflitto d’interessi e sulla Gasparri.

Sulle tv vi è un precedente inquietante. Quando Mario Monti era commissario europeo alla concorrenza, nel 2004, prima di autorizzare la fusione delle due società che da noi gestivano la piattaforma satellitare (Stream e Telepiù), che avrebbe permesso a Sky di diventarne il gestore, impose alcuni rimedi: uno di questi obbligava che le frequenze terrestri di Telepiù dovevano essere date a terzi. La procedura per distribuirle ebbe questo iter: Mediobanca assunse l’incarico e affidò il ruolo di consulente a Bruno Bogarelli, un “indipendente” nato professionalmente a Cologno, proprietario della società Interactive (il più grande centro di produzione tv con sede a Milano), il quale individuò nella Quinta Communications la società più adatta all’operazione. Solo allora Monti diede il via libera a Murdoch di far nascere Sky Italia.

Il retroscena. Il capo della Quinta Communications è Tarak Ben Ammar, socio in più imprese dal 1983 di B. (nel cda di Mediaset dal ‘ 97 al 2003; la Fininvest è presente in Quinta Communications con il 22 per cento attraverso la società lussemburghese Trefinance). Bogarelli (nei cui studi viene prodotto Milan Channel), successivamente diventa l’editore di Sportitalia attraverso un accordo tra la sua società ed Europa tv, anche questa di Ben Ammar. Il finanziere tunisino a sua volta ha fondato il multiplex Dfree che trasmette, sul digitale terrestre, i canali Mediaset Premium.

Ipotizziamo che l’allora commissario Monti sia stato raggirato, in quanto non esperto del settore: oggi ha la possibilità di riabilitarsi, si troverà a gestire il beauty contest (voluto dal ministro Romani) che dovrebbe regalare (buttando al vento circa 3 miliardi di euro, che invece farebbero comodo allo Stato) 6 frequenze alle tv nazionali, tra cui Dfree. Se Monti bloccherà l’assegnazione gratuita (vi è un vizio di forma che riguarda la Rai che non avrebbe dovuto concorrere in quanto già titolare di 5 frequenze), indicendone un’altra a pagamento, sarebbe un bel segnale per i cittadini.

Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2011