Iron Lady, il kolossal su Margaret Thatcher con Meryl Streep, uscirà nelle sale britanniche soltanto il 6 gennaio, ma già nel Regno Unito infuriano le polemiche. Amici, familiari e alleati politici dell’ex leader Tory hanno giurato che non andranno mai a vederlo. “È una fantasia di sinistra” e “un insulto alla sua immagine”, è stato il verdetto dell’entourage dell’ex primo ministro, ritirata da anni a vita privata.

Il problema è che ai critici, a cui nei giorni scorsi è stato fatto vedere in anteprima, il film è sinceramente piaciuto. Apprezzamenti bipartisan sono arrivati da destra (il Daily Telegraph ha messo i “preconcetti a riposo” dopo averlo visto) e da sinistra (per il Guardian è “stupefacente”).

La pellicola è filmata da Phyllida Lloyd che aveva già lavorato con la Streep in Mamma Mia! e già si parla di Oscar: sarebbe il terzo per l’attrice la cui interpretazione “magnifica” ha confuso i britannici che si erano avvolti nella Union Jack quando, mesi fa, era stato annunciato che una star americana era stata scelta per la parte di una loro gloria nazionale.

Ma il giudizio della critica non ha fatto cambiare idea agli alleati dell’ex premier. A mandare su tutte le furie l’entourage dell’ex primo ministro è stata la scelta di raccontare, oltre alla leader determinata nella guerra delle Falkland o durante lo sciopero dei minatori, anche l’ultima Thatcher, quella ammalata di una malattia che progressivamente le ruba la memoria.

Il film comincia con una scena in cui una vecchia signora dall’aspetto fragile entra in una bottega per comprare un litro di latte e resta scioccata per i prezzi del 21 esimo secolo mentre la scorta si preoccupa perché ha lasciato la casa di Belgravia senza accompagnamento. In un altro passaggio Maggie parla con il marito Sir Denis, ormai morto. Lord Bell, ex consigliere della Thatcher per tutti gli anni Ottanta, ha mandato a dire che non vedrà una pellicola da lui definita “spazzatura”.

Silvio Bonomo, giornalista

Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2011