Dopo i danni causati da sei mesi di guerra civile, la produzione petrolifera libica sta finalmente recuperando. Nuri Berouin, capo della National Oil Corporation, l’azienda petrolifera di Stato, ha detto che la Libia è arrivata ad estrarre 600 mila barili al giorno e altri 200 mila dovrebbero aggiungersi entro la fine del 2011. E per la fine del 2012, secondo le proiezioni della Noc, la situazione dovrebbe tornare ai livelli pre-bellici: un milione e 600 mila barili al giorno. Parlando alla riunione dei paesi esportatori di gas, in corso in Qatar, Berouin ha detto che le riparazioni alle strutture petrolifere “costeranno centinaia di milioni di dollari”. Della produzione attuale, secondo i dati di Berouin, 140 mila barili vanno alle raffinerie libiche e 460 mila all’esportazione.

I sei mesi di combattimenti tra le forze del Comitato nazionale di transizione e quelle fedeli al regime di Gheddafi hanno praticamente paralizzato l’industria petrolifera. Le esportazioni sono riprese regolarmente solo nel mese di settembre. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia, però, la produzione sta riprendendo a ritmi più veloci di quanto si pensasse. L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) stima invece che i danni subiti dalle infrastrutture libiche ammontino al 10 per cento dell’intera capacità produttiva del cartello.

La ripresa dell’estrazione riguarda anche l’italiana Eni, che ha ricominciato le sue attività nella zona di Zawiya, dove c’è uno dei più grandi campi petroliferi del Paese. Il giacimento, noto come Elefante, per le sue dimensioni enormi, produceva 130 mila barili al giorno prima della guerra. Adesso l’Eni ne riesce a estrarre 40 mila dai cinque pozzi che sono tornati in attività.

Nella stessa zona di Zawiya, però, secondo l’emittente panaraba Al Jazeera, si sono verificati scontri a fuoco tra diverse fazioni delle formazioni del Cnt. Secondo quanto riferito dall’emittente del Qatar, alcuni combattenti di Zawiya hanno piazzato dei posti di blocco sulla strada per evitare che altri armati, dalla vicina città di Wershefana, entrassero nel loro territorio. Negli scontri ci sono stati almeno due morti, ma il Cnt minimizza l’accaduto. Mohamed Sayeh, un membro del Cnt, ha detto alla Reuters che l’incidente sarebbe stato causato dal fatto che i guerriglieri di Zawiya erano stati male informati sulla presenza di truppe fedeli a Gheddafi nella vicina base militare di Imaya. Al di là della portata degli incidenti, comunque, è chiaro che il governo provvisorio, guidato da Abdurrahim El-Keib, dovrà fare molto per disarmare le milizie createsi durante gli otto mesi di rivolta anti-Gheddafi e dare vita a un nuovo esercito nazionale, come più volte annunciato. Sugli scontri a Zawiya, un’altra tv araba, Al Arabiya, dice invece che i combattimenti vanno avanti da almeno quattro giorni e che i morti sarebbero almeno cinque. Inoltre, le truppe del Cnt avrebbero intercettato un convoglio di blindati in viaggio da Bani Walid, uno degli ultimi bastioni dei fedelissimi di Gheddafi. Il convoglio sarebbe stato diretto proprio a Wershefana, per unirsi ai combattimenti. Secondo alcune fonti, dalle agenzie internazionali, alla testa di queste truppe gheddafiane potrebbe esserci addirittura Khamis Gheddafi, uno dei figli del colonnello di cui ancora non si hanno notizie.

Sul fronte internazionale, intanto, l’Unione europea ha stanziato 500 mila euro per nuovi programmi di sminamento e rimozione degli ordigni inesplosi. Il finanziamento si inserisce nel quadro di aiuti di 2 milioni di euro complessivi per lo sminamento nel paese nordafricano. “Una delle principali minacce ai civili – ha detto il commissario Ue agli Aiuti umanitari, Kristalina Georgieva – sono i residui bellici. Nonostante la fine dei combattimenti, le munizioni inesplose ancora mietono vittime, specialmente bambini. Questo ulteriore finanziamento assisterà la popolazione libica per ridurre il rischio di incidenti e feriti”. Dall’altra parte, però, la stessa Ue – attraverso il consiglio dei ministri degli esteri dei paesi membri – ha espresso forte preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e per le esecuzioni sommarie che stanno segnando il dopo Gheddafi. I ministri europei hanno accolto l’impegno delle autorità libiche “a prendere azioni per porre fine a questi atti, condurre investigazioni imparziali e assicurare alla giustizia i responsabili di queste violazioni”. Anche in questo campo, però, come per il petrolio e il controllo del territorio, il cammino della nuova Libia è ancora tutto in salita.

di Joseph Zarlingo