Gianni Letta, Giuliano Amato: l’uomo che per anni ha curato le pubbliche relazioni della Fininvest con il sistema dei partiti, arrivando a versare nel 1989 una bustarella al Psd e il dottor Sottile, per tutti gli anni Ottanta collaboratore di uno dei creatori del debito pubblico italiano, Bettino Craxi. Alla vigilia della nascita del nuovo governo di Mario Monti che vorrebbe abolire i privilegi, nel totoministri circolano con sempre più insistenza i nomi di due specialisti in privilegi

Sono loro che per tutto il giorno tengono in stand by la squadra dell’ex commissario Ue Mario Monti. Il nodo della presenza dei due politici nella squadra di governo si conferma decisivo. Tanto da impedire di anticipare lo scioglimento della riserva e l’annuncio della composizione del governo già a questa sera. Si saprà domani mattina, alle 11. Ma questa sarà probabilmente una notte di contatti e trattative. Perchè lo schema di massima è disegnato, ma alcuni dettagli restano da definire.

“Nelle prossime ore metterò a punto i diversi aspetti di un quadro ben delineato”, sono le poche parole che concede Mario Monti in serata. Al termine di una giornata, iniziata con le consultazioni di Pd e Pdl, fitta di colloqui e incontri. Monti ha pranzato con Napolitano dopo che il capo dello Stato aveva parlato per un’ora anche con Pier Luigi Bersani. Il professore ha in testa i nomi di Letta e Amato e sarebbe supportato in questa convinzione dal Capo dello Stato. Dal segretario del Pd non è però arrivato il via libera auspicato all’ingresso nel governo di Gianni Letta: i democratici confermano il no ai politici nell’esecutivo. Un no che però, spiegano, per senso di responsabilità non si traduce in un veto.

Se dunque Monti, concorde Napolitano, riterrà utile chiamare in squadra Letta e Amato, i democratici non si opporranno. Salvo precisare che il nome dell’ex premier “non è una candidatura del Pd’’. Non di uno scambio Pdl-Pd, dunque, si tratterebbe. Dall’altro lato il Pdl sarebbe disponibile all’ingresso dei due politici nel governo Monti, ma mette in chiaro che se viene escluso Letta, si esclude anche Amato. Un tentativo di mediazione in questa direzione sarebbe stato messo in campo anche dal Terzo polo. Che con i suoi vertici (Casini e Fini) ha incontrato Alfano e lo stesso Letta nel pomeriggio alla Camera. Ma in serata il nodo politico non solo sembra lontano dall’essere sciolto, ma talmente intricato da rischiare di tagliare fuori sia Letta che Amato.

Sembra preannunciarsi, dunque, una lunga nottata, per cercare soluzioni in extremis (trovare nomi alternativi non appare impresa facile) e garantire una presenza politica nella squadra di Monti. Se così sarà, potrebbe trovare spazio, si dice in ambienti parlamentari, anche un esponente del Terzo polo. Si fa ad esempio il nome di Franco Bassanini (magari alla Pubblica amministrazione), ma in ambienti parlamentari circola addirittura l’ipotesi Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, è la voce senza riscontro, potrebbe lasciare lo scranno più alto di Montecitorio, magari a Maurizio Lupi.

Intanto, la trattativa politica tiene in stand by l’intera squadra del professore e sembra in grado di muovere all’ultimo anche la casella di qualche tecnico. Chi ha parlato con Monti si sbilancia solo su una quasi certezza: il premier terrà per sè l’interim all’Economia, con al fianco 3 o 4 viceministri, tra i quali forse Tabellini e Grilli. Mentre in pole position per lo Sviluppo economico resta Carlo Secchi (ma si cita pure Passera). Se sarà nel governo, a Giuliano Amato dovrebbero andare gli Esteri (in alternativa, in pole è Giampiero Massolo). All’Interno Anna Maria Cancellieri sembra non avere più rivali (si parlava di Carlo Mosca). Alla Difesa Vincenzo Camporini avrebbe la meglio su Rolando Mosca Moschini. Per la Giustizia si parla di Cesare Mirabelli, ma il Pdl fa sapere di non avere veti su Livia Pomodoro. Al Welfare potrebbe arrivare, ma la partita non è chiusa, Carlo Dell’Aringa. All’Istruzione Lorenzo Ornaghi appare in calo e si rafforza il nome di Francesco Profumo. Andrea Riccardi viene citato alla Cultura (in alternativa a Salvatore Settis) o proprio all’Istruzione. All’Agricoltura potrebbe approdare Federico Vecchioni, alle Infrastrutture Antonio Catricalà, all’Ambiente Corrado Clini. Alla Pubblica amministrazione Luisa Torchia, ai Rapporti col Parlamento Antonio Malaschini.