In queste ore si fa l’Italia o si muore, avrebbe detto Garibaldi.
Chiarisco subito: a chi dice che lo spread ha sospeso la democrazia rispondo “ma perché, in Italia c’è democrazia?”.

Basti pensare che un Presidente del Consiglio senza maggioranza da più di un anno e sceso al 22% di gradimento è stato mandato a casa dalla speculazione internazionale anziché dall’opposizione politica. Che noi si viva da lungo tempo in uno stato di “democrazia reale” (così come nell’est sovietico si parlava di socialismo reale) lo dimostra il fatto che per trenta anni il debito pubblico è cresciuto in maniera abnorme senza che ci fosse mai un solo dibattito televisivo che permettesse ai cittadini di saperlo, consentendo così ai partiti di continuare ad usare la spesa pubblica per comprarsi il consenso.

Per quanto mi riguarda, piuttosto che stracciarsi le vesti per gli innegabili diktat degli organismi finanziari internazionali e i presunti complotti pluto-giudo-nonsoche, meglio cercare di iniettare forti dosi di Politica li dove sembra prevalere la tecnocrazia. Tra poche ore sapremo se il Premier incaricato Monti riuscirà a formare un governo e a ottenere la fiducia del Parlamento. In ogni caso, il rischio è che sia destinato ad essere liquidato presto dai partiti. Un governo, di Monti o di chiunque altro, oggi dovrebbe avere quattro priorità in agenda: la riduzione del debito; le riforme economiche; la bancarotta del servizio giustizia; l’agibilità democratica delle istituzioni.

Per fare ciò non bastano certo quattro mesi, anche perché è necessario aprire un grande confronto pubblico tra le soluzioni che avanzerà il governo e i suoi oppositori: è impensabile fare in due mesi le riforme che non si sono fatte in vent’anni. Vanno spiegate e fatte comprendere all’opinione pubblica. Le priorità dei partiti  al contrario sono diverse.

Chi vuole andare subito ad elezioni lo fa per incassare i voti che gli danno i sondaggi, oppure per preservare la propria leadership o semplicemente per essere rieletto. C’è poi chi vuole un governo che duri sino a primavera, giusto il tempo di far fuori Bersani e riproporre buona parte dell’attuale classe politica. C’è chi gradirebbe anche un periodo più lungo ma a patto di un ritorno al sistema proporzionale, come ai tempi della Democrazia cristiana.

I due principali partiti, ancora una volta uniti, vogliono un governo fatto di “tecnici” che consenta loro di continuare a nascondersi agli italiani, lasciando ad altri l’onere di mettere la faccia su provvedimenti  impopolari e poi riproporsi sempre uguali, magari con la stessa legge elettorale. Potendolo fare, Idv e Lega si sono subito chiamati fuori da qualsiasi responsabilità di governo.

Giorni fa avevo spiegato perché elezioni a febbraio sarebbero una follia. Adesso vi lascio con due scenari.

Il primo: si vota con il Porcellum in primavera o peggio a febbraio; se la speculazione non ci manda definitivamente gambe all’aria, avremo di nuovo un Parlamento di nominati che saranno all’80% gli stessi di oggi, con il recupero di Vendola e la new entry Grillo.

Secondo scenario: si arriva a fine legislatura affrontando alcuni dei problemi strutturali del Paese, in pratica 12/16 mesi al termine dei quali questi partiti e questa classe politica saranno semplicemente impresentabili alle elezioni (ve li immaginate nell’era post berlusconiana i vari Cicchitto, Gasparri, Binetti, Calderoli, Violante, Veltroni, D’Alema?).

Un suggerimento: chi preferisce il secondo scenario e ha paura di ritrovarsi per altri cinque anni i soliti noti, non si limiti a fare il tifo, si faccia sentire già in queste ore.

Ad esempio, per chi è un militante o semplice elettore, bussando alle sedi di partito e alle segreterie degli eletti per chiedere conto di cosa cavolo stanno combinando. Per chi crede, invece, che da noi Radicali possano ancora venire quelle idee e quelle lotte per modernizzare la nostra società garantendo più diritti a tutti, quale occasione migliore per dare un contributo di idee (info@radicali.it ) e/o economico? :-)