Raffaele Fitto

Con un’abile manovra di taglia e cuci il ministro per i Rapporti con le regioni e la coesione territoriale Raffaele Fitto è riuscito a riservare 8 miliardi di fondi strutturali europei ad opere destinate al Mezzogiorno. Alla base c’è l’accordo strappato a Bruxelles di ridurre dal 50 al 25% la quota di cofinanziamento nazionale e regionale ai programmi finanziati dall’Ue. Tutto sembra essere andato secondo le intenzioni del ministro Fitto, pugliese doc, ma il commissario Ue per le Politiche regionali, Johannes Hahn, avverte: “Monitoreremo tutti i progetti che verranno finanziati, come stiamo già facendo per Pompei, che per noi ha un valore particolare ed emblematico”.

“Accountability” (responsabilità). Un concetto ripetuto quasi alla nausea a Bruxelles nei confronti dell’Italia, un po’ come un genitore fa con un figlio adolescente, a volte un po’ irresponsabile. L’Italia dovrà infatti rendere minuziosamente conto di come utilizzerà i fondi europei che finiscono nel cosiddetto piano Eurosud, una fetta dei fondi Fas (fondi per le aree sottosviluppate) riservata al Mezzogiorno, ad opere come l’eterna Salerno-Reggio Calabria o la progettata linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari. Negli anni scorsi, infatti, è capitato spesso che, presumibilmente grazie al peso crescente della Lega nel governo Berlusconi, buona parte dei fondi destinati allo sviluppo regionale siano finiti a finanziare opere in regioni non propriamente “sottosviluppate”, ma questa è un’altra storia.

“Abbiamo già concordato con il governo italiano che a breve stileremo un programma dettagliato su quali sono le cifre che potranno essere dedicate a queste priorità nuove”, ha detto commissario Hahn. E le priorità corrono lungo quattro capitoli di spesa: agenda digitale, istruzione, occupazione, reti di trasporti e ferroviarie. Sulle prime tre in particolare “abbiamo capacità molto alte di gestione”, ha aggiunto il commissario, che ha parlato ancora una volta proprio di “accountability“. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Il rapporto 2010 pubblicato l’altro giorno dalla Corte dei conti europea rivela infatti che “i pagamenti alla base dei conti presentano ancora errori rilevanti, con un tasso stimato al 3,7% della spesa dell’Ue che ammonta a 122,2 miliardi di euro”. Certo la Corte stessa precisa che “errori” non vuol dire sempre “frodi” ma piuttosto “inosservanza della normativa che disciplina le spese”, ad esempio “violazione delle norme in materia di appalti pubblici, dichiarazione di costi non ammissibili, calcolo inesatto dei costi dichiarati o sovradichiarazione di superfici agricole da parte degli agricoltori”. Insomma, se non è zuppa e pan bagnato. Difficile dire dove si siano verificati questi “errori” dal momento che la relazione della Corte, contrariamente a qualche anno fa, non nomina le regioni più “distratte”.

Tuttavia, secondo la relazione 2009 della Corte, l’Italia, insieme alla Spagna martoriata dalla crisi, alla già allora fallimentare Grecia e all’euroscettica Gran Bretagna, era stato il Paese che dovette restituire più soldi a Bruxelles proprio per averli usati non secondo le regole. Dal momento che le regioni meridionali continuano ad essere tra i maggiori beneficiari dei fondi Ue per lo sviluppo regionale è quindi presumibile che proprio lì continui a verificarsi la maggior parte di questi “errori”.

Ma la mossa di Fitto non sarà sufficiente a garantire che gli 8 miliardi vengano spesi nel Mezzogiorno. Essendo i fondi Ue tutti in cofinanziamento, se uno Stato nazionale o le regioni non mettono la loro parte Bruxelles chiede tutto indietro. L’Italia è riuscita si ad abbassare la soglia di cofinanziamento locale dal 50 al 25 per cento, ma sempre qualcosa deve pagare. La domanda allora è: riuscirà in tempo di crisi il Governo italiano a destinare qualcosa al Mezzogiorno oppure ci troveremo di fronte all’ennesimo “scippo”, come ha spesso denunciato il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola in merito ai fondi Fas, da parte del ministro Tremonti per coprire questo o quel buco di bilancio?

E non è finita qui. Mercedes Bresso, presidente del Comitato delle Regioni a Bruxelles, parla di un altro doppio rischio: la riduzione della spesa per gli investimenti e, visto il taglio ai finanziamenti nazionali, la riduzione delle risorse comunitarie a noi destinate. E poi c’è sempre la questione dei controlli. Insomma, per dirla alla Hahn, accountability.