Il totoministri del Governo MontiUmberto Veronesi ha 86 anni. È uno dei più insigni medici italiani, è vero. Ma è stato ministro della Sanità vent’anni fa, e poi di nuovo dieci anni fa. A quasi novant’anni, è lui il più papabile nella rosa dei ministri del futuro governo Monti. Giuliano Amato di anni ne ha 73. È stato sottosegretario alla presidenza del consiglio, ministro del Tesoro, addirittura premier.

E scorrendo la lista del totoministri si trovano anche Ugo De Siervo e Cesare Mirabelli che hanno 69 anni, Lanfranco Senn di 68, Carlo Secchi 67, Lorenzo Ornaghi 63, Antonio Catricalà, 59, Rolando Mosca Moschini 72, Carlo Dell’Aringa 71…

Sono highlanders? Davvero non c’è nessuno di più giovane in grado di prenderne il testimone? Perché tra i papabili in pratica non ci sono donne? Davvero i mercati per essere rassicurati hanno bisogno di un esecutivo composto esclusivamente da maschi anziani?

Non è così. Per questo con Alessandro Rosina, docente di demografia all’università Cattolica di Milano e autore del saggio Non è un paese per giovani, abbiamo deciso di lanciare un appello a Monti, chiedendogli di creare un governo che rispecchi davvero le potenzialità del paese: «Ci sono tanti giovani cervelli eccezionali, persone competenti, non appartenenti alle generazioni culturalmente compromesse con gli errori del passato» abbiamo scritto «che hanno già avuto modo di dimostrare le proprie capacità e che potrebbero portare all’Italia una ventata di innovazione».

La più classica delle critiche è: non importa che età abbiano, ma che siano in grado di portarci fuori dal pantano, e per farlo devono essere competenti. Noi siamo assolutamente d’accordo, però pensiamo che la competenza non coincida sempre e comunque con gli anni di anzianità e di esperienza.

«Escludendo dall’esecutivo le più giovani generazioni si rischierebbe di partire, anche simbolicamente, senza quella discontinuità che è invece necessaria per rimettere in gioco le forze di cui ha più bisogno l’Italia di oggi e di domani»
abbiamo scritto ancora a Monti: «Un segnale forte sarebbe invece dimostrare nei fatti che è possibile dare spazio e responsabilità a donne e giovani basandosi esclusivamente sul merito e sulle competenze, al contrario di quanto fatto finora».

La richiesta è quindi sul tavolo: quella di salvare l’Italia a partire da un esecutivo paritario, o almeno che si avvicini ad esserlo, in cui almeno il 50% dei membri non sia composto da maschi over 50. Pensiamo che senza valorizzare l’altra metà del cielo, le donne e i giovani, non si possa pensare di ripartire davvero.

Nell’immagine, il totoministri del governo Monti. Per ingrandire clicca qui