Bologna, via dell’Elettricista, zona Roveri, un capannone industriale e l’ingegner Rossi con un discusso passato di inventore. Questo lo scenario della fusione a freddo, esperimento del secolo che eliminerebbe il problema delle scorie radioattive.

Il sospetto, intorno alla notizia apparentemente rivoluzionaria, è massimo. Ed è lo stesso professor Focardi, che addirittura dal 1994 ha seguito personalmente le varie fasi dell’esperimento, a prendere le difese del contestato Rossi: “quella che sarebbe stata scoperta – sostiene il professore – è una nuova fonte di energia, ricordando che tra 150 anni tutte le altre fonti energetiche saranno esaurite. L’umanità che era destinata a scomparire così sopravviverà”.

Mentre l’E-Cat, il bizzarro apparato con cui i due avrebbero realizzato la fusione tra idrogeno e nichel e che dall’esterno ha l’apparenza di una scatola immersa nell’acqua, viene sorvegliato da guardie giurate per evitare un possibile spionaggio industriale, giovedì scorso nelle sede del quartiere San Vitale a Bologna, si è tenuta la prima conferenza pubblica sulla questione.

La prima urgente domanda posta a Focardi è stata sul cosa manchi affinché la scoperta venga riconosciuta a livello internazionale dalla comunità scientifica: “a questo punto si devono pronunciare gli esperti di fisica nucleare che tacciano sicuramente perché sono gelosi o sono non credenti. Oppure sono gelosi e non credenti, perché secondo molti queste cose non possono esistere. Ovvero succedono solo nelle stelle o nel sole. A temperature altissime, nell’ordine di milioni di gradi. A Bologna, invece, la fusione sarebbe avvenuta circa alla temperatura di un comune forno domestico. Ad un calore, dunque, sufficiente a cuocere una torta”.

Ma perché allora lo stato italiano non si è interessato alla scoperta di Bologna? “Questo – replica il fisico – bisognerebbe chiederlo allo Stato italiano, che dorme. Le tappe ora sono gli accordi con le imprese per costruire il modello e commercializzarlo, le trattative sono in corso, ma le sta curando Rossi che detiene il brevetto”.

Grecia e Svezia sono tra i paesi interessati all’esperimento. Ad ogni modo, Focardi assicura che entro due anni l’E-Cat potrebbe essere commercializzato per uso residenziale: “Piccole unità sono ideali per il riscaldamento domestico, perché sono in grado di scaldare un’abitazione normale a costi praticamente nulli”. In definitiva, “non ci sono trucchi, né sorgenti di energia nelle vicinanze e la scoperta ormai è stata ultimata”.

Qualcosa di più si saprà quando l’esperimento verrà replicato al Dipartimento di Fisica a Bologna. “Sono in corso le trattative tra Rossi e l’università affinché sia ripetuto l’esperimento da parte di due mie allievi e collaboratori – conclude Focardi – ma non sappiamo ancora quando sarà fatto”. Per il momento l’Alma Mater precisa “di non essere coinvolta negli esperimenti sull’E-Cat”, ma aggiunge che  “l’Ateneo continua a seguire con grande attenzione l’evolversi della situazione”.

(d.t.)