Dall’esterno sembrano gli ultimi giapponesi. Quelli che nonostante tutto sia ormai crollato continuano a gridare “Silvio resisti”, “Silvio non mollare”. In realtà il gruppo di giovani del Pdl che si è radunato davanti a Palazzo Grazioli, più che chiedere all’ex premier di rimanere al comando del partito, è lì per protestare contro la linea uscita dall’Ufficio di presidenza e ribadita dal segretario Angelino Alfano al Quirinale. Quelli che stamattina con la deputata Michaela Biancofiore hanno manifestato a via del Plebiscito per “dimostrare il loro affetto a Berlusconi”, sono pochi, qualche decina.

“Né Monti né Amato, ogni governo deve essere votato” hanno gridato in centinaia nel corteo non autorizzato che ha sfilato per le vie del centro nel tardo pomeriggio (nonostante il divieto imposto dal sindaco Alemanno). Una pioggia di “Elezioni subito!” ha investito Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto quando si sono avvicinati a quelli che pensavano essere “supporters” prima del colloquio con il capo dello Stato.

Niente reducismo quindi, l’obiettivo della dimostrazione era chiedere a gran voce il ritorno alle urne. “Voto al popolo” è stato lo slogan più gettonato. “La parabola di Silvio Berlusconi ormai si è conclusa. Il tema della manifestazione non era certo chiedergli di restare, anche perché non ha veramente più senso”, commenta Cesare Giardina, coordinatore romano dei giovani pidiellini, appena tornato dal corteo. Chi urlava “Silvio resisti”, spiega, lo diceva per chiedergli di non cedere al governo tecnico. Il raduno è stato anche una questione di orgoglio, un modo per “rispondere alle monetine”. “Non ci stiamo a passare come il partito socialista del 2011, non siamo ladri, non abbiamo rubato mai. Non è il Pdl ad aver causato il debito”.

Si è trattato di una manifestazione non strutturata, con consiglieri municipali, dirigenti, giovani quadri. Qualcuno però ha intravisto la regia dell’ex ministro Giorgia Meloni e del deputato Fabrizio Rampelli, entrambi ex An. “E’ nato tutto su internet – sottolinea Giardina – per contestare la pagliacciata di ieri. Non c’è nulla da festeggiare per un banchiere che va al governo ed è ancora più triste se a farlo sono quelli che per anni hanno sostenuto gli operai”.

Ma al di là delle bordate agli avversari di sempre, la base critica duramente l’appoggio al governissimo presieduto dal professore bocconiano. “Finchè non verrà votata la fiducia, speriamo in un colpo a sorpresa. Se invece Monti ce la farà, allora faremo di tutto perché il suo governo duri pochissimo”. Maggio 2102? “No, no, anche febbraio. Ci vogliono due mesi per varare le proposte della lettera inviata alla Bce”.

Ma non è controproducente andare al voto ora, visto che “l’alleanza di Vasto” surclassa l’asse Lega-Pdl di quasi dieci punti e il Carroccio ha fatto capire di voler correre da solo? “Forse per noi non sarebbe molto vantaggioso, ma almeno salverebbe il principio che chi governa deve essere votato dal popolo. Vogliamo contrastare i progetti della finanza. Un appoggio condizionato a tempo lo potremmo accettare. Un governo di un anno e mezzo no”.