Non comprendo come i giornali e le televisioni, nei consueti e inutili dibattiti televisivi, non trattino, quale argomento fondamentale, l’idea perseguita e portata a termine dalla Germania e dall’Inghilterra di raggiungere con il Governo svizzero un accordo secondo il quale i capitali stranieri, ivi residenti, sono tassati al 20%. La Germania lo ha fatto e si è assicurata un flusso costante di denaro che si sa, di questi tempi, non sono da disdegnare.

Solo la trasmissione Report ne ha parlato e immaginavo che dal giorno seguente questa procedura diventasse una delle ipotesi principali per recuperare denaro, prima ancora, o in concorrenza, con la seconda ipotesi della patrimoniale. Invece nulla. Anche il nostro giornale oggi lo dimentica e rilancia l’altra, non peregrina idea, di tassare i capitali scudati. Ma se è vero, come sembra, che moltissimi non hanno scudato i capitali preferendo tenerli nei forzieri svizzeri, perché non mettere in pratica quello che è già riuscito ai paesi sopracitati?

Rappresenta uno dei misteri di questo nostro paese. La trasmissione Report ha anche ipotizzato delle cifre: dai 10 ai 20 miliardi di euro potrebbero diventare una entrata fissa per le nostre finanze applicando un’aliquota del 20%. Chiaramente al fine di evitare le furbate italiane si dovrebbe contestualmente ipotizzare pene certe e severe per chi si ostina a portare capitali all’estero altrimenti il giochetto farebbe sì che sia preferibile pagare il 20% in Svizzera piuttosto del doppio in Italia.

Insomma una enorme ricchezza è li alla nostra portata, senza dovere immaginare e mettere a bilancio entrate dalla lotta all’evasione tutte da verificare o avvitarsi in ulteriori prove di finanza creativa quale, ad esempio, la tassazione sulla vincita del lotto.

Ipotizzare una patrimoniale che capitalizza i patrimoni alla luce del sole di italiani ricchi e apparentemente onesti abbandonando la strada di una patrimoniale su italiani ricchi e certamente disonesti non mi sembra si traduca in una grande lezione morale. Ridurre la questione ai ricchi e ai poveri abbandonando il discrimine tra onesti e disonesti (o se troppo moralistico il termine, tra trasparenti o non trasparenti) mi sembra l’imperativo categorico da cui ripartire.