La settimana scorsa abbiamo contattato il prestigioso Huffington Post a seguito di un articolo che trattava della poca presenza della satira in Italia. E’ nata un’interessante discussione, che l’Huffington ha deciso di pubblicare . Ecco di seguito quindi la versione originale dell’articolo pubblicato oggi, che potete leggere a questo link .

di seguito la traduzione :

Martedì Michael Rundle ha scritto un articolo per l’Huffington Post UK a proposito di Silvio Berlusconi, Il primo ministro italiano, affermando che la satira ha fallito il suo attacco a Berlusconi, in parte per il suo controllo sui media e in parte perchè il suo essere già così sopra le righe rende molto difficile prendersene gioco.

Comprensibilmente questo ha colpito Paolo Aleandri, caporedattore del Misfatto – inserto satirico diretto da Stefano Disegni e pubblicato da Il Fatto quotidiano.

Scrivendo oggi sull’Huffington Post, Aleandri afferma che la satira ha una lunga tradizione in Italia, e che, probabilmente a causa di un nuovo ridisegnamento dei confini morali durante l’epoca di Berlusconi, non sia stata così tagliente ed efficace come invece avrebbe dovuto.

Che in Italia non si faccia satira su Berlusconi è falso, che lo si dica rivelatore. E’ falso: ancora prima della sua discesa in campo, nel 1993, Berlusconi ha iniziato ad essere bersaglio della satira e, via via, bersaglio previlegiato e poi bersaglio quasi unico. In televisione, è stato irriso, sbeffeggiato e persino, con toni più acri, attaccato duramente e direttamente.

Per limitarsi a qualche nome, hanno riso e fatto ridere di lui Corrado Guzzanti, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti, Serena Dandini, Neri Marcorè, protagonisti di trasmissioni satiriche ed interpreti di gag che continuano a vivere in rete e sono diventate autentici cult. La satira disegnata, dopo la chiusura di “Cuore”, ha avuto meno spazio, ma quotidiani e settimanali hanno garantito una presenza quotidiana ad Altan, Stefano Disegni, Staino, Mannelli, Vauro e altre matite avvelenate.

Ma, come detto all’inizio, la falsa opinione che non si sia fatta satira contro Berlusconi è rivelatrice perché si è trattato di satira totalmente inefficace, capace di far ridere ma non di suscitare un fremito di autentica ripulsa, una ribellione dell’intelligenza e della coscienza. Per scandalizzare, non basta che la satira sia spietata e geniale: serve che chi la legge, l’ascolta, la guarda abbia la capacità di scandalizzarsi. Serve, per un genere che rivendica anche lo sberleffo fine a stesso, una morale. Magari pervertita e intorpidita, magari annacquata e disponibile al compromesso: ma ancora integra in qualche suo luogo remoto e non disposta a tutti i compromessi. Poi, certo, Berlusconi ha utilizzato tutte le armi in suo possesso per eliminare il dissenso.

La Rai, dominata dai suoi uomini, ha cacciato uno dopo l’altro i personaggi scomodi per il padrone: non solo autori satirici ma anche eccellenti giornalisti come Santoro. Mediaset, di proprietà del premier, ha agito con maggiore intelligenza, proponendo trasmissioni satiriche edulcorate e generalmente qualunquiste, all’insegna di una comicità immorale alla Alberto Sordi nella quale “tutti sono uguali” e tra carnefice e vittima c’è solo una differenza di ruolo comico.

L’effetto del combinato disposto di repressione del dissenso dall’alto, da parte del potere, ed estinzione di ogni limite morale, ha fatto sì che l’Italia apparisse una sola massa di sudditi di un monarca ridicolo. Anche il giornalismo ha perso vigore nello stesso modo. In libreria si possono trovare libri su libri che ricostruiscono la storia di Silvio Berlusconi evidenziando l’origine oscura del suo patrimonio, i legami mai chiariti con la mafia, gli affari illegali o truffaldini.

Sono lì, tutti li possono leggere ma non fanno scandalo, non provocano terremoti politici né rivolgimenti sociali. In questi ultimi mesi, la satira disegnata ha ripreso vigore. La domenica, all’interno del Fatto Quotidiano, il “Misfatto” pubblica otto pagine di articoli e vignette. Viene letto da almeno centomila persone. Che, ci risulta, per ridere ridono. Se poi s’indignino, è questione che non dipende interamente da noi.

di Paolo Aleandri

Il Misfatto, inserto satirico de Il Fatto quotidiano.