Nel quotidiano sondaggio di Sky è stato chiesto agli spettatori se erano d’accordo con le dimissioni di B. Il 36 % ha risposto di no. Non è un sondaggio addomesticato. Difficile pensare a manipolazioni con una percentuale così alta a favore dell’odiato concorrente. E sembra improbabile che Sky sia stata improvvisamente contagiata da Minzolinite acuta. Sicché pare proprio che più di un terzo dei cittadini vorrebbe tenersi B. e, naturalmente, i suoi C. Allora siamo nei guai.

Falsificatore di bilanci ufficialmente riconosciuto: è stato assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato; e la legge nuova se l’è costruita lui mentre era imputato. Corruttore e frodatore fiscale, salvato dalla prescrizione e dunque ufficialmente delinquente: i reati erano stati commessi, ma era passato troppo tempo per mandarlo in prigione. Però il 36 % di un campione molto elevato di cittadini ritiene che debba continuare a fare il presidente del Consiglio.

Va bene, arrivo a capirlo. A un sacco di gente piacerebbe abitare in ville lussuose, circondato di puttane, di adulatori e approfittatori, carico di soldi. Per gente così i reati non sono un problema, sono la soluzione. Per gente così B. è un mito, ciò che sperano di diventare quando sono bambini e che avrebbero voluto essere quando sono vecchi. È così che si vive, poche balle.

Ma ha fallito e ha cacciato il paese in una situazione drammatica! Siamo alla canna del gas e però, fino a ieri, B. ha spiegato che la crisi era un’invenzione dei comunisti e che l’Italia era solida e in salute. Faremo bancarotta perché siamo pieni di debiti che certo non sono stati contratti ieri o l’altro ieri; e avremmo potuto smetterla di farne altri se B. avesse detto per tempo: “Bambole non c’è una lira”. Ammettiamo senza vergogna che stiamo facendo o dobbiamo fare “quello che l’Europa ci chiede”, che la “Bce ci chiede”, che il Fmi ci monitorerà con i suoi ispettori.

Dunque è indiscutibile che B & C non sono stati in grado di risolvere i problemi del paese: siamo finiti sotto tutela! E ancora il 36 % dei cittadini pensa che B. dovrebbe continuare a fare il presidente del Consiglio. Ora, siccome il 64 % restante si diluirà tra gente che non vota e gente che vota per partiti che poi litigano tra loro, il futuro si preannuncia nero assai.

Massimo Gramellini, su La Stampa, ha molto efficacemente espresso i suoi dubbi sul suffragio universale: che almeno sappiano qualcosa di Costituzione ed educazione civica, ha scritto il 3 novembre. Ne ho scritto anche io un paio di volte su questa rubrica e la lapidazione prevista da Gramellini è arrivata puntualmente.

Ne hanno scritto anche altri: “Quando ci riuniamo in assemblea, se la città deve costruire edifici, chiamiamo architetti; se deve costruire navi chiamiamo costruttori di navi. Se qualcuno, anche molto bello, ricco e nobile, tenti di dare consigli a quelli, non lo accettiamo ma, anzi, ridiamo e rumoreggiamo finché quello o se ne va da solo o le guardie lo trascinano via. Però, quando bisogna decidere qualcosa circa la politica, si alzano in piedi un falegname, un fabbro, un calzolaio, un commerciante, un armatore; e a questi nessuno rimprovera questo atteggiamento anche se, non avendo nessuna competenza, osano comunque dare consigli”. (Socrate nel Protagora, 319 B).

Ci ragioniamo prima di trovarci non dico senza sovranità nazionale, ma senza pane e riscaldamento?

Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2011