È la terza volta che il Club Tenco fa il suo nome. Era accaduto nel 1996 quando gli era stata conferita la targa intestata al cantautore scomparso nel 1967 che aveva riconosciuto “Certe notti” come miglior canzone dell’anno. E poi ancora nel 2000, condivisa questa volta con Francesco Guccini e con la stessa motivazione, per “Ho ancora la forza”. Infine nel 2011 ecco che arriva il Premio Tenco, assegnato al rocker di Correggio Luciano Ligabue per il disco “Arrivederci, Mostro! In acustico”.

Il motivo, scrive il comitato esecutivo che si occupa ogni anno di attribuire il riconoscimento musicale, si rintraccia nella volontà di “sottolineare un percorso artistico che è arrivato a milioni di persone sposando un impatto rock con una grande attenzione ai testi. Un percorso improntato alla qualità della proposta, come attesta per esempio la bellissima versione acustica dell’album ‘Arrivederci, Mostro!’, in cui il cantautore emiliano ha da solo arrangiato, prodotto e suonato tutti gli strumenti per le stesse canzoni contenute nell’album ufficiale”.

Un accostamento, quello tra Tenco e Ligabue, che per molti puristi della storia del premio dedicato alla memoria del cantautore di scuola genovese, sembra stridere un po’. Dopo che negli ultimi anni a ritirare il premio si sono succeduti Bruno Lauzi, John Cale e Franco Battiato, e dopo che negli ottanta e novanta sono stati premiati dal palco sanremese personaggi della musica d’autore del calibro di Leonard Cohen, Tom Waits, Joni Mitchell e Charles Trenet, l’aggiunta del rocker emiliano non sembra proprio una prosecuzione logica.

Non per mettere in dubbio l’impronta autoriale di Ligabue, ma il Premio Tenco ha sempre avuto una sua connotazione indipendente, o quantomeno di autonomia da quell’industria della musica tesa a massificare e semplificare gusto e tendenze degli ascoltatori. Lo scrisse lo stesso Tenco, in quel biglietto ritrovato sul comodino della stanza del Savoy, poi riconosciuto come vergato di suo pungo nel 1990, 23 anni dopo il suicidio: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e una commissione che seleziona La rivoluzione”.

Allo stesso tempo il concetto di canzone d’autore che nasce in quegli anni e di cui Tenco ancora non ne trarrà benefici, in vita fu ben poco amato dai critici musicali, viene stressato all’inverosimile fino alla fine del novecento e finisce ai giorni nostri per inglobare qualsiasi tipo di unità poetica che soggiace in qualunque autore contemporaneo. Abbattuto il muro che distingueva l’area più commerciale della musica da quella più intima e personale nella ricerca di una poetica e di un suono magari non subito commerciabili, nei prossimi anni potrebbe essere l’ora di un Premio Tenco per Vasco Rossi, come di Christina Aguilera, piuttosto che Justin Bieber.

L’appuntamento è comunque per il 12 novembre all’Ariston di Sanremo, in provincia di Imperia, dove è in programma la trentaseiesima edizione della Rassegna della canzone d’autore. In questa occasione il musicista emiliano riceverà il premio insieme al cantautore ceco Jahomir Nohavica (personaggio molto noto nel suo Paese d’origine, dove ha rappresentato una voce contro il regime comunista) e a Mauro Pagani, vincitore della categoria operatori culturali. Le targhe, invece, consegnate da una giuria di giornalisti specializzati, andranno a Roberta AlloisioCristiano AngeliniVinicio CaposselaPatrizia Laquidara.

Il rocker, nato nel 1960 nella cittadina in provincia di Reggio Emilia dopo aver ricevuto il premio avrà uno spazio di una trentina di minuti dove eseguirà alcune delle canzone contenute nell’album insignito del riconoscimento. Album che è stato registrato un anno fa, a novembre 2010, e uscito con il titolo di “Arrivederci, Mostro! Tutte le facce del mostro” che contiene dodici brani riarrangiati ed eseguiti dallo stesso Ligabue, questa volta in solitaria.

Sul sito personale il musicista ha dato spazio all’evento, definito per rilevanza nel panorama artistico nazionale “la cristalleria della canzone italiana”, e si accoda ad altri eventi che lo riguardano in questo periodo. Il prossimo 22 novembre, infatti, verrà pubblicato da Warner Music un triplo live registrato il 16 luglio al Campovolo di Reggio Emilia nel corso di un concerto a cui hanno partecipato 120 mila persone. Inoltre il 7 dicembre nelle sale cinematografiche sarà diffuso “Ligabue Campovolo – Il film 3D”, undocumentario mixato in California, negli studi di una leggenda per il mondo soprattutto della fantascienza ma anche della grande schermo più in generale, quelli di George Lucas.

di Antonella Beccaria e Davide Turrini