“Combattere le rendite di posizione”.
“Premiare i redditi veri rispetto alle rendite”.
“Dire no ai monopoli e ai privilegi va mano nella mano con la giustizia sociale“.
“E’ essenziale la crescita”.
“Questa situazione è uno stimolo ai governi per fare cose che sono per una volta contemporaneamente utili per soddisfare le ansie dei mercati finanziari e le ansie economiche e sociali dei cittadini e soprattutto dei giovani“.

Lo ha detto Di Pietro? No, queste sono alcune delle dichiarazioni dell’ultimo mese di Mario Monti. Io non gli darei una fiducia a scatola chiusa, ma se presenta un progamma in dieci punti sulle cose che intende fare e al primo posto ci mette la riforma della legge elettorale, perché no? Se poi ci mettesse anche che tassa di un altro 40 per cento i capitali rientrati con lo scudo? E una patrimoniale crescente su seconde, terze, quarte (e oltre…) case?

Volete davvero andare alle elezioni con questo porcellum? E avere ancora un nuovo parlamento di Scilipoti e di nani e ballerine e di nominati dalle segreterie dei partiti? Che fine farebbero le firme del referendum?

Io darei credito a questo signore, vediamo che cosa riesce a fare. Anche perché finire come la Grecia non conviene a nessuno. In Grecia i ricchi si sono salvati (e hanno già portato i soldi dove devono) e i poveri sono ancora più poveri.

A Monti darei un mandato a scadenza (vabbè che è senatore a vita e non ha bisogno di essere rieletto. Ma sapete com’è, le poltrone hanno un certo fascino, e se uno si abitua…). Sei mesi? Un anno? E poi a casa, si sciolgono le camere e si va a votare, senza rischiare di finire nel frattempo in braghe di tela.