Fabio Cannavaro

Napoli chiama e Fabio Cannavaro risponde. Il fratello dell’attuale capitano della squadra partenopea – quasi una goccia d’acqua, tranne nel modo di giocare al pallone, che Fabio ha collezionato gloria e successi in giro per il mondo, mentre Paolo è buon giocatore e nulla più – è stato convocato dal patron De Laurentiis per una missione assolutamente possibile: combinare un’amichevole tra la sua squadra e una formazione degli Emirati Arabi. La ragione è presto detta. Il presidente del Napoli vorrebbe restituire un po’ di fiato agli uomini di Mazzarri, che giocheranno nove partite da qui alla sosta natalizia. Da quelle parti fa caldo e si sta tranquilli, lontano dagli sguardi indiscreti e dai giornalisti tutto pepe. E poi c’è Cannavaro, che ha deciso di rimanere a Dubai come dirigente dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Da qui, il contatto. Che evidentemente non ha riservato sorprese, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare.

Già, perché un paio di stagioni fa, quando il campione del mondo venne lasciato libero di scegliere la propria destinazione dai galattici del Real Madrid, De Laurentiis non sembrò particolarmente entusiasta dell’idea di accogliere nel suo Napoli il giocatore che tanto avrebbe gradito chiudere l’attività nella città in cui è nato e in cui cominciò a muovere i primi passi nel calcio che conta. I motivi li spiega lo stesso presidente alla Gazzetta dello Sport: “Allora gli spiegai che c’era suo fratello Paolo che doveva fare un percorso con noi. Adesso, per lui potrebbe esserci un ruolo in società nell’ambito internazionale”. Insomma, prima non c’era posto. Paolo Cannavaro girava a dovere e non c’era alcun bisogno di accollarsi uno stipendio mica da ridere (2 milioni di euro a stagione, euro più, euro meno) per un giocatore che senza dubbio non era più un campione. Ora invece che i calzoncini sono stati messi da parte per una tenuta più nobile e formale, se ne può riparlare. E amici come prima.

Fabio Cannavaro potrebbe tornare in Italia dopo la parentesi all’insegna del divertissement celebrata con la casacca dell’Al-Ahli, che gli ha garantito il riposo meritato dopo tre lustri di pallone ad altissimo livello e, certo, anche un bel po’ di quattrini. E magari questo ritorno in patria potrà permettergli di seguire più da vicino gli affati che negli ultimi tempi non sono andati proprio benissimo. Colpa di quell’intreccio poco carino con il suo ex socio Marcio Iorio, indagato per associazione a delinquere e quasi certamente uomo di fiducia del boss Lo Russo. Cannavaro possedeva alcune quote dei ristoranti gestiti dalla famiglia Iorio e la cosa non fece piacere alle forze dell’ordine che lo invitarono in tutta fretta a dire la sua sulla questione. Per carità, tutto o quasi è stato chiarito e l’allarme è rientrato, ma da allora l’ex calciatore di Juventus, Parma, Napoli e Real Madrid si è mosso con i piedi di piombo negli affari che gli suggerivano da Napoli e dintorni. E come dargli torto, considerando il guaio che gli ha tolto il sonno per qualche tempo.

Fabio Cannavaro detiene il record di presenze nella storia della Nazionale. E’ uno dei pochi difensori ad aver raggiunto il traguardo del Pallone d’oro e del Fifa World Player, ha vinto scudetti in Italia e in Spagna, è un campione universalmente riconosciuto, eppure pare che nel nostro paese non abbia lasciato ricordi bellissimi. Soprattutto, al Nord. A Torino, una parte non indifferente della tifoseria bianconera si dice che non gli abbia mai perdonato di aver lasciato la squadra quando la Juventus venne retrocessa in serie B. Molti suoi compagni decisero di rimanere e di onorare la maglia anche nella serie cadetta, lui no. Preferì insieme ad alcuni altri cambiare aria per guadagnare allori (e fior di quattrini) altrove. Tre stagioni dopo tornò, ma la classe non era più quella di una volta e fu invitato a scegliere un’altra destinazione per chiudere la carriera. A dire il vero, Cannavaro si trasferì negli Emirati Arabi con in tasca un contratto che gli permetteva di tornare alla corte della Signora con i galloni da dirigente. Ma l’opzione non fu mai esercitata e il giocatore preferì rimanere al caldo per seguire gli sviluppi della faccenda Al-Ahli.

Si diceva delle antipatie accumulate al Nord. In casa Lega Nord furono in molti a storcere il naso per le dichiarazioni rilasciate dal campione del mondo in risposta alla provocazione di Renzo Bossi di non tifare Italia in occasione del Mondiale sudafricano. “Renzo Bossi non tifa Italia? Io mi sento italiano al cento per cento, e mi vengono i brividi all’inno: se poi ad altri non riesce, liberi di farlo, ma non so perché”. Quasi non parte la rivoluzione. Cannavaro dice la sua al figlio del Senatur e dai banchi della Lega parte la protesta. L’indignazione arriva anche al Tg1 di Minzolini, che per ragioni mai chiarite decide di tagliare ogni riferimento al Bossi junior nel telegiornale della sera. Vai a capire perché.