Danilo Restivo, condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio di Elisa Claps

Trenta anni di carcere. E’ questa la decisione del gup del tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini, che dopo una camera di consiglio durata 5 ore ha condannato con rito abbreviato Danilo Restivo per l’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps. L’attività degli inquirenti, tuttavia, non finisce qui, visto che un’altra inchiesta dei pm salernitani è ancora aperta per comprendere se qualcuno ha coperto il delitto e insabbiato le indagini. “La verità è venuta fuori, finalmente è stata fatta giustizia” ha detto la madre di Elisa, Filomena, che nonostante la soddisfazione per la decisione del giudice, ha promesso di non fermarsi: “La Chiesa non doveva fare quello che ha fatto, né a me né ad Elisa, ed è la verità sulla Chiesa quella che voglio”. Concetto rafforzato anche dal legale dei Claps, Giuliana Scarpetta, secondo cui “non è stato possibile chiedere e ottenere l’ergastolo per Restivo solo per colpa della Chiesa”.

A prescindere dalle accuse della famiglia, la formula del rito abbreviato ha evitato il carcere a vita all’uomo, mentre è stato prescritto il reato di sequestro di persona; impossibile dopo 18 anni dall’omicidio, invece, scoprire se prima dell’assassinio ci fu anche violenza sessuale. “Non me l’aspettavo, ma non sono deluso” ha commentato il legale storico di Danilo Restivo, Mario Marinelli, che si è detto convinto dell’innocenza del suo assistito e pronto a ricorrere in appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza”.

Elisa Claps aveva 16 anni quando scomparse a Potenza il 12 settembre del 1993. Quella sera Restivo tornò a casa con un giubbino insanguinato e con una piccola ferita ad una mano. Si fece anche medicare al pronto soccorso. Di Elisa, invece, non si è saputo nulla per 17 lunghissimi anni: sembrava sparita nel nulla. Il 17 marzo 2010, però, ecco il colpo di scena: il cadavere mummificato della ragazza fu scoperto sotto un cumulo di calcinacci e fogliame nel sottotetto della chiesa potentina della Santissima Trinità, dove Elisa – lo hanno stabilito le indagini – era andata con Danilo Restivo dopo che si erano incontrati per un appuntamento. Secondo l’accusa, Danilo provava una forte attrazione per Elisa, che però non ricambiava quelle attenzioni. Da qui il movente dell’omicidio: Restivo ha ucciso per motivi abietti. Le perizie hanno confermato il resto: tracce dell’uomo sul corpo della ragazza e poi la sua firma inconfondibile, una ciocca di capelli vicino al cadavere. Una forma di feticismo mai smentita durante il processo e che ha tradito irrimediabilmente l’imputato, il quale nel corso delle indagini è stato anche arrestato per falsa testimonianza. Eppure, non ha mai confessato l’omicidio.

Per la difesa c’è la possibilità di ricorrere in appello, per la famiglia Claps, invece, ciò che rimane è la strada del giudizio civile. Danilo Restivo, invece, non era neanche presente in aula: si trova in un carcere inglese per scontare una condanna all’ergastolo per l’omicidio di un’altra donna, ovvero la sarta – nonché sua vicina di casa – Haether Barnett.