Il teatro occupato Valle di Roma deve avere fatto scuola, visto che anche gli indignati di Bologna hanno scelto uno spazio simile, e a pochi metri dalla centralissima piazza Maggiore hanno occupato un cinema abbandonato da anni.

L’azione è avvenuta al termine di un corteo che ha messo in scena la “decadenza del capitalismo e del libero mercato”, con 1500 persone che si sono fatte guidare da Santa Insolvenza, la statua-feticcio protettrice dei precari e degli insolventi. Davanti a tutti tre uomini, giacca e cravatta e viso mascherato come i lottatori di wrestling degli anni 80. I tre hanno mimato atti sessuali con i bancomat e le vetrine degli istituti di credito che hanno incontrato lungo il loro cammino. Tutti gli altri dietro, anche la statua di Santa Insolvenza accompagnata dalla sua incarnazione Valerie, trans indignata che ha distribuito biglietti da 100 euro – finti – lungo tutto il corteo.

Insomma quasi una grande mascherata, con canti, balli, e musiche anni 80 e 90, decenni apogeo del liberismo, ora “marcio e morente”, hanno detto i manifestanti. Ma se le modalità del corteo sono state decisamente trash e provocatorie, chiari e duri erano invece i contenuti. “No a governi tecnici che tagliano il welfare, no al lavoro sottopagato, no agli stage gratuiti in vista di un futuro che non abbiamo più”. Di fronte alla sede di Hera, multiutility che ha in appalto la gestione dell’acqua a Bologna, gli indignati di Santa Insolvenza hanno messo in scena una performance comunicativa. Un maxi assegno con la scritta “profitti 200%” è stato stracciato dalla Santa Valerie, e sull’asfalto è stata dipinta con la vernice la scritta: “Acqua bene comune”.

Lungo il corteo molti gli interventi al microfono. “Io sono disoccupata da luglio, laureata in Scienze della Comunicazione e adesso studio Formazione perché voglio insegnare ai bambini – spiega una giovane ragazza – Ma se in un ristorante si guadagna bene e in una cooperativa convenzionata col Comune solo 300 euro, significa che dovrò rinunciare ai miei sogni e buttare via anni di studio”.

Siamo precari, siamo disoccupati, siamo sfrattati – ha detto uno dei manifestanti – siamo un po’ tutti insolventi, vogliono farci pagare un debito che è stato contratto dalla finanza, dalla speculazione, dalle banche, da quell’1% che ha tutto mentre gli altri rimangono sempre più schiacciati dai debiti”. E ancora: “Ci hanno illusi per anni col sogno dell’università e di un buon lavoro – ha detto Elisa – e invece adesso tutto è in frantumi con una disoccupazione giovanile al 30%. Se non si aiuterà chi è più colpito dalla crisi non si potrà più andare avanti”.

In corteo anche Bifo Berardi, volto noto del movimento del 77 a Bologna e in tutta Italia. “Io credo che quelli della Bce non siano pazzi, che ci sia qualcuno che stia tentando di appropriarsi dell’intera ricchezza sociale, una sorta di assalto finale contro le risorse della società. Per Bifo la soluzione è a “livello europeo col reddito di cittadinanza.Quindi soldi per la ricerca, soldi per l’educazione, soldi per la sanità, per la vita sociale reale. L’esatto contrario di quello che stanno facendo”.

Poi l’arrivo in centro e l’occupazione del cinema Arcobaleno. “Da qui partiremo con le nostre azioni per dire no alla Bce, allo sfruttamento, e a chi ci vuole togliere il futuro”, hanno urlato i primi occupanti coperti da maschere bianche sullo stile di quelle già viste nel film “V per Vendetta”.

Ma non è tutto. La città è stata attraversata anche dal corte dei “Draghi ribelli” del centro sociale Tpo. Alle 17 e 30 è scattato il loro flash mob davanti alla sede di Bankitalia, con un enorme drago rosso simbolo dell’occupazione dell’ex mercato coperto di via Clavature, sempre in pieno centro. “Sia maledetto quell’1% violento, cattivo, rapace, profittatore e carogna- ha urlato al microfono un drago ribelle – che ha causato questa crisi e che vuole farla pagare a noi”. Con il Tpo in tutto 200 persone tra cui alcuni delegati sindacali della Fiom e gli “educatori in lotta contro i tagli” di Casalecchio. Gli universitari del Cua (collettivo universitario autonomo) hanno invece occupato la facoltà di lettere di via Zamboni, e hanno riempito l’atrio di tende.

di Giovanni Stinco e Annalisa Dall’Oca