L’ex sindaco di Cento Flavio Tuzet è stato condannato a due anni e un mese per istigazione alla corruzione e minacce. Al termine della requisitoria del pm Nicola proto e delle arringhe di parte civile e difese, il tribunale ha emesso la sua sentenza. Una pena ancor più dura di quella richiesta dall’accusa, che ipotizzava un anno e sei mesi per Tuzet e un anno e quattro mesi per gli altri due imputati, il consigliere della lista di centrodestra di Rinascita Centese Alessandro Gennari e l’imprenditore Marco Ferrari, vicino agli ambienti dello stesso gruppo politico.

Gennari e Ferrari sono stati assolti perché il fatto non sussiste. I fatti oggetto di dibattimento risalgono a uno dei periodi politici più complicati nella storia recente di Cento, cittadina di 30.000 abitanti tra Ferrara e Bologna. Siamo a marzo 2008. Tuzet è a capo della giunta da due anni e improvvisamente gli viene a mancare la maggioranza per il venire meno dell’appoggio dei tre consiglieri di Rinascita centese. Si apre lo spettro del commissariamento e piovono offerte di posti nei cda di aziende partecipate e di poltrone in consiglio provinciale.

Un esempio per tutti: Arturo Orlandini, sfidante dello stesso Tuzet al ballottaggio per il centrosinistra, vota a favore e si vede affidare la carica di presidente del consiglio comunale. Non cede alle tentazioni Rudi Rodolfi di Rinascita Centese, che anzi registra la conversazione con il sindaco e la porta ai carabinieri.

Tuzet si complica la vita poi nel maggio successivo. Durante una riunione con esponenti dell’opposizione redarguisce Carlotta Gaiani (allora consigliere comunale del Pd e oggi assessore alle Attività produttive della Provincia di Ferrara), arrivando a minacciare di licenziamento la madre (dirigente del settore ragioneria del Comune di Cento), se non fosse scesa a più miti consigli (se fossimo in un’azienda privata rischierebbe il licenziamento, questa in sostanza la frase contestata).

Un atteggiamento bollato come “bieca e becera strumentalizzazione politica”, secondo l’avvocato di parte civile Fabio Anselmo, che nella sua arringa si associa alla richiesta di condanna del pm considerando provocatoriamente che “se quelle emerse in dibattimento sono normali attività politiche allora tanto vale depenalizzare la corruzione”.

Dopo un’ora di camera di consiglio arriva la decisione del giudice collegiale: 2 anni e 1 mese. Più 10mila euro in totale alle parti civili (Gaiani e la madre). Un epilogo “assolutamente inaspettato” dall’avvocato dell’ex sindaco, Giovanni Adami, che dà per scontato il ricorso in appello “anche perché come parametri di pena si è andati addirittura oltre alle richieste del pm”. Chi non si dice per nulla sorpreso è proprio Tuzet, che commenta amaro all’uscita del tribunale: “nessuna amarezza, sapevo che sarebbe finita così. Ho voluto combattere i poteri forti e questa è stata la mia condanna”.