Il tira e molla tra Italia e Francia alla frontiera di Ventimiglia lo scorso marzo, potrebbe diventare presto uno sbiadito ricordo. O forse no. Bruxelles si sta avvicinando verso l’attribuzione dello status unico di rifugiato politico per i richiedenti asilo. Questo non solo agevolerebbe l’intera domanda di asilo ai cittadini extracomunitari che cercano protezione in Europa, ma soprattutto li metterebbe al riparo dalle intemperie xenofobe ed imprevedibile dei governi nazionali, vedasi emergenza di Lampedusa dello scorso marzo. Tuttavia resta il problema della libera circolazione tra Paesi Ue.

Il Parlamento europeo ha recentemente approvato la proposta di rettifica delle due normative che regolano le richieste di asilo, la direttiva Qualifiche e la direttiva Procedure alla fine di un lungo processo istituzionale iniziato nell’ottobre del 2009. Scopo della revisione è fare chiarezza sullo statuto dei “soggetti che offrono protezione”, “protezione all’interno del Paese d’origine” o “appartenenza a un determinato gruppo sociale”. Concetti tutt’altro che facili da definire e spesso causa di bisticci di significato, specie in un terreno minato come quello dell’immigrazione. Proprio la differenza tra “rifugiati politici” e “rifugiati economici”, ad esempio, aveva inasprito i rapporti tra Roma e Bruxelles quando a settembre c’era da accogliere le migliaia di tunisini fuggiti dalla guerra in Nord Africa.

L’obiettivo di Bruxelles è proprio quello di “predisporre una procedura unica semplificando e razionalizzando le procedure di asilo e riducendo l’onere amministrativo a carico degli Stati membri”. Letto in modo diverso, la procedura vuole rendere la vita più facile a tutti quei poveracci che cercano salvezza proprio sui lidi europei. E questo “rendendo più efficace la procedura di esame delle domande, migliorando la qualità delle decisioni in materia di asilo e assicurando l’accesso dei richiedenti asilo a un ricorso effettivo in linea con gli obblighi imposti agli Stati membri dal diritto comunitario e internazionale”. Insomma basta bastoni nelle ruote agli extracomunitari costretti spesso a lottare contro i mulini a vento di sistemi troppo rigidi e burocratici di accoglienza. Punto debole della riforma resta la circolazione dei rifugiati tra i Paesi membri, visto che si tratta sempre di autorizzazioni “territoriali” ossia validi solo sul territorio dello Stato membro che assegna tale status, come spiegano i servizi della Commissione. Ci sono solo rare eccezioni, e tutte volontarie, per la riassegnazione di un rifugiato in uno Stato membro diverso di arrivo.

“Si tratta di una tappa fondamentale verso la realizzazione di un ambizioso obiettivo: fare approvare tutte le proposte della Commissione in materia di asilo entro l’anno prossimo, come richiesto dal Consiglio europeo nel programma di Stoccolma”, ha commentato la commissaria Ue Affari interni, la svedese Cecilia Malmström. “L’accordo invia un forte segnale politico in occasione del sessantesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati. Gli avvenimenti in corso in Paesi vicini all’Europa mostrano la necessità di disporre di procedure sicure, trasparenti ed efficaci per coloro che si rivolgono a noi in cerca di protezione”.

Un entusiasmo difficilmente condiviso dai governi nazionali, restii mai come in questi tempi ad accogliere extracomunitari. Basti pensare ai respingimenti in mare aperto auspicati, e in qualche occasione compiuti, dalla Lega Nord in Italia. Ma al peggio non c’è mai fine. Lo dimostra il picco delle detenzioni di richiedenti asilo registrato nelle ultime settimane e denunciato dalle associazioni umanitarie in Bulgaria, dove secondo Aljazeera sono detenuti oltre mille rifugiati nel centro di Liubimets e Busmansti, appena fuori la capitale Sofia. Tutto questo in aperto contrasto con la legge Ue che vieta esplicitamente questo tipo di detenzione.

Ad ogni modo la procedura unica di attribuzione dello status di rifugiato politico appena approvata dal Parlamento deve adesso passare la Scilla e Cariddi del Consiglio Ue, l’istituzione europea che rappresenta proprio gli interessi degli Stati membri. Un bell’ostacolo visto che a parlare in materia di affari interni ci saranno i vari Maroni, Guéant (Francia) e colleghi. Insomma un bel po’ di lavoro all’orizzonte per la commissaria Malmström.