Non ha resistito dal possedere un Suv, uno di quei macchinoni ideologicamente nefasti, che si aggirano per le strade strette del quartiere come una provocazione. Accosta davanti all’edicola e fa scivolare giù il finestrino con un fruscio che si confonde nei rumori del traffico di Roma nord. Tira fuori il gomito infasciato nella manica di una giacca di renna e fa un cenno all’altro, un tizio in doppio petto e foulard che porta a spasso un cagnolino di una razza aliena.

La conversazione è rapida, si salutano, due parole sul tempo, poi la politica. Parlano a mezza bocca, come per timore che qualcuno li riconosca. “Adesso li voglio vedere”, dice quello col cane. “Hanno una fame. Hanno attraversato il deserto…”, ribatte quello sul Suv. Si scambiano un ghigno carico d’odio. Sopra di loro c’è un manifesto di giornata, l’hanno messo quelli del Pd romano, c’è scritto: “Per il bene dell’Italia, Berlusconi dimettiti”. Sotto al manifesto ne spunta un altro più vecchio, su quest’altro c’è scritto: “Sagra della salsiccia”. Il tizio sul Suv indica i due manifesti, strizza l’occhio all’amico. “Hai capito, eh?”. L’associazione involontaria dei due messaggi è a parer loro inequivocabile.

Quello col cane fa un saluto e se ne va. L’altro scende dal Suv, con lui c’è una donna, scende anche lei, è vestita con un tailleur azzurro, sandali marroni con il tacco alto, non ha più di venticinque anni. Potrebbe essere sua figlia, però nel momento in cui si avviano verso la profumeria all’angolo lui le posa una mano sul c…, quindi non è sua figlia. Lei si volta, lo guarda e ride come se nulla fosse. Lui muove la testa di qua e di là, si guarda intorno compiaciuto. A cinquant’anni può permettersi di posare una mano sul c… della sua ragazza, di farlo in pubblico. Lei entra spedita nella profumeria, sa già cosa e quanto potrà saccheggiare, sa quello che si compra con l’amore.

Per lui che resta sulla soglia del negozio, le mani in tasca, il ghigno al soffitto, le questioni della politica sono già un orizzonte lontano. Non sa quanto la politica lo abbia devastato, quanto gli abbia mutato il corpo, la percezione del mondo, il modo in cui parla e si muove, non sa quanto gli abbia usurpato la personalità, quanto lo abbia invaso. Lui è convinto di essere al di sopra di tutto, di essere il padrone del mondo.

Nonostante le parole che ha appena scambiato con l’amico davanti all’edicola, lui non si sente minacciato dalla caduta di Berlusconi, né dal Pd e tantomeno dalla sagra della salsiccia, sa che la sua vita continuerà come sempre. Lui non muoverà un dito per Berlusconi, lui è disposto a lottare solo per difendere le sue particolari libertà corporative. Per lui che appartiene a quella razza di esponenti del fascismo sovrastorico (o fascismo della normalità) saranno sempre dispotici i governi che eroderanno i suoi privilegi e benedetti quelli che li accresceranno. E questo è ciò che precede e sopravvivrà al berlusconismo. Un quarto d’ora dopo, l’uomo e la donna escono a braccetto dalla profumeria, si confondono nei vortici di luce elettrica della sera.

La mattina del giorno dopo, all’alba, quando i negozi sono ancora chiusi, davanti alla profumeria sostano due donne. Hanno i capelli grigi e scompigliati, i visi gonfi e violacei, due coperte intorno ai corpi per difendersi dal freddo della notte. Nel raggiante quartiere borghese certi scandali li puoi scorgere solo alle cinque del mattino. Loro non sanno niente dello spread, delle dimissioni, della sagra della salsiccia, dei suv, non sanno quanto costa una boccetta di profumo Yves Saint Laurent. Se chiedi loro cosa sono disposte a fare per avere un posto caldo in cui dormire, probabilmente non ti risponderanno mai che si farebbero posare in pubblico una mano sul c…. Ma è così che va il mondo, gente.