Berlusconi non si è dimesso. Ha promesso che lo farà, e le sue promesse sono meno autentiche dei suoi capelli. Berlusconi in realtà vuole continuare a comandare, ad esercitare la smisurata e anticostituzionale concentrazione di potere che ha precipitato l’Italia in un regime.

Ha cercato di tirare a campare mantenendo il gioco nelle sue mani, il famoso maxi-emendamento a cui condizionare le dimissioni. Magari infilandoci i soliti provvedimenti ad personam per le sue aziende e il suo testamento (contro Veronica e i di lei figli), e per la sua impunità giudiziaria. Lo ha fatto in passato, perché mai non anche ora?

Berlusconi ha provato addirittura a commissariare Napolitano, intrecciando maxi-emendamento “europeo”, dimissioni e voto anticipato in un’unica e indissolubile vicenda. Il presidente della Repubblica, concedendogli le dimissioni in differita, ha forse sottovalutato una volta di più che Berlusconi è animale politico della specie caiman crocodilus, famiglia alligatoridae, che già un anno fa utilizzò lo spostamento di un mese del voto di fiducia per comprarsi i voti mancanti.

Se ne deve essere accorto, se ha diffuso la nota tagliente e irrituale con cui dà l’altolà agl’incombenti trucchi di Berlusconi. Se ne devono essere accorti anche le opposizioni, pronte purtroppo a digerire il maxi-emendamento senza nessuna dose di equità, che hanno però imposto un calendario a tappe forzate: voto al Senato venerdì, alla Camera sabato, dunque domenica Berlusconi già fuori da Palazzo Chigi.

Berlusconi giura e spergiura (le due cose in lui fanno tutt’uno) che non si ricandiderà, ma si può scommettere che farà carte false e gesti da piromane per impedire che le dimissioni significhino la sua fine politica (e del potere anticostituzionale accumulato), per prolungare l’agonia e cercare di rovesciare i verdetti.

Lo spread è a livelli da default, da rovina per i milioni di italiani che possiedono titoli di Stato. L’essenziale della (im) moralità di Berlusconi è tutta qui: per evitare la propria fine, ben venga la catastrofe del Paese. Contro i prossimi trucchi criminali di questo Mackie Messer, è sperabile che l’opposizione sia pronta e agguerrita.

Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2011

Ps: Come volevasi dimostrare: appena ha capito che Napolitano darà comunque a Monti l’incarico, Berlusconi ha scoperto che
Monti è una scelta ineludibile, e si prepara a condizionarlo: vuole che al ministero della Giustizia resti il “suo” Nitto Palma. Naturalmente a far cambiare opinione (è il suo nuovo “giuro e spergiuro”: ieri sulle elezioni anticipate, domani chissà) a Berlusconi non sono stati i destini dell’Italia, ma il crollo in borsa di Mediaset, che per lui sono la stessa cosa.

Ora vedremo cosa faranno Napolitano e Monti, per la giustizia e per il sistema televisivo, le due uniche cose che interessino a Berlusconi. Alla speculazione finanziaria, l’impunità di Berlusconi e la negazione della giustizia eguale per tutti, ovviamente non importano nulla. Ma agli italiani in carne e ossa sì. Sarà una cartina di tornasole per il nuovo governo, almeno quanto la “equità” (che non ci sarà) sui provvedimenti economici. Se Napolitano e Monti daranno su questo garanzie a Berlusconi vorrà dire che si saranno piegati: oggi la loro credibilità presso gli italiani è altissima (non sempre meritatamente, a modesto parere di chi scrive), ma sull’impunità a Berlusconi e il monopolio ai vari Minzolini potrebbe crollare di colpo.