State facendo le solite cose: cazzeggiare, evadere il fisco, amare o aborrire Berlusconi? Bene, mollate tutto e correte a vedere I soliti idioti, il film campione d’incassi della scorsa settimana, ormai assurto a oggetto di culto (direi di cult, se non temessi la possibile caduta della t). Non state a sentire i critici con la puzza sotto il naso, tutti comunisti dal primo all’ultimo. Non sono i capolavori che possono assoggettarsi alla critica, è la critica che deve adeguarsi ai capolavori: ed esso, modestamente, lo è.

Lo ha spiegato il produttore Pietro Valsecchi: “E’ la dimostrazione che vincono idee, coraggio e puntare sui giovani”. Lo ha ripetuto Fabrizio Biggio, già protagonista della serie omonima su Mtv: “Non ci interessa l’attualità politica, se ne fa tanta in tv e poi la satira politica è amara, roba triste, rabbiosa”. Ha detto la parola definitiva Francesco Maria Mandelli da Erba, la città dell’omonima strage (con la quale però lui non c’entra, o almeno così sostiene il suo avvocato): “Il nostro non è un cinepanettone, ma un cinepunkettone”. E vai: dei geni, altro che idioti.

Ha ragione anche Aldo Grasso, l’insospettabile critico del Corriere: la scena del padre in Jaguar che saluta il figlio con un cordiale “Fan… Gianluca” dice di più dell’Italia di oggi di molti Tg (per alcuni di questi, in effetti, ci voleva poco). Comunque sia, siamo abissalmente al di là della commedia all’italiana: roba decrepita e triste pur essa. Siamo oltre il pecoreccio dell’indimenticabile Alvaro Vitali, ad ovest del demenziale, che ormai a Biggio & Mandelli gli fa un baffo, definitivamente oltre il trash, lo splatter, il sigh, il gulp, e pure il perdindirindina.

Ma sapete la cosa veramente originale? Che non si ride mai, neppure per sbaglio: provateci, pagate degli amici, fate loro il solletico sotto le piante dei piedi con le piume d’oca, fategli ingollare tonnellate di gas esilarante, non c’è verso. Ora, pensate solo a quale rivoluzione intellettuale, nella storia della comicità cinematografica, rappresenta un film comico che non fa ridere mai, ma proprio mai, implacabilmente. Incredibile, vero? Basta, a questo punto ho deciso: quasi quasi, lo vado a vedere anch’io.