Nella pubblicazione sui social network della telefonata di Guido Crosetto da parte di Franco Bechis ci sono un paio di motivazioni che proprio non riesco a vedere.

La prima è il gusto, presentissimo nella persona del succitato Bechis, dello scoop, del colpo a sorpresa. Bechis non sarebbe nuovo a queste imprese, visto che anni fa fu lui l’autore dello scoop sulla celebre chiacchierata informale fra i colonnelli di An che attaccavano Gianfranco Fini; reo di avere le mani che tremavano per motivi, si suppose allora, non politici e non di salute. Stavolta però, lo scoop non sa di scoop.

La seconda motivazione che non scorgo in questo gesto è il desiderio di sfruttare i social network per raccontare il più in presa diretta possibile l’incipiente crisi di governo. Sarebbe stato sufficiente, onde non attirarsi critiche di vario tipo sull’utilizzazione pubblica di una conversazione privata (tema molto caro, se non mi sbaglio, a quelli di Libero etc etc), raccontare lo svolgersi degli eventi citando le espressioni senza la fonte.

Ora dico ciò che ci vedo, nel casus Crosetto. Essendo che Bechis è un ciellino doc ed essendo che Cl e il suo coloratissimo portacolori Formigoni sono gli occupanti della Chiesa italiana oggi, ecco svelato l’arcano: se Bertone&Bagnasco si limitano a sdegnarsi per il berlusconismo imperante e Fisichella contestualizza le bestemmie, tocca al braccio armato, quando è il momento, assestare il colpetto di grazia al povero B., spingerlo giù dal burrone. Non prima, of course, di avergli somministrato i politici sacramenti. E tassativamente dietro le quinte, ammantando il tutto di un insopprimibile desiderio giornalistico di mostrare l’andazzo degli eventi.

Una dietrologia da quattro soldi? Può darsi. Ma il divo Giulio (Andreotti, non Tremonti) almeno su un punto aveva ragione: a pensar male ci si becca. Con i membri del regime decadente poi si ha la sensazione di beccarci sempre.