Berlusconi non si dimette, ma il Capo dello Stato non cede e gli fa osservare che non ha i voti e che la situazione è grave e urgente. Allora si dimette, ma “dopo”. Dopo quando? Quando sarà approvata la legge di stabilità. Il trucco è che quella è la legge chiesta dall’Europa e va approvata subito. Se deve dimettersi, lo farà dopo. Il Quirinale scrive tutto in un comunicato netto e duro che contiene e sottolinea la parola dimissioni. Di certo è una cambiale. Il contraente del Quirinale dovrà per forza portarla all’incasso. Ma l’uomo della cambiale – giusta conclusione per uno come Berlusconi – pensa ancora di aggiungere condizioni, tipo guidare lui il governo delle elezioni, tipo continuare con gli stessi ministri.

Fine di una giornata drammatica che comincia alle 15: 30 alla Camera. Quando entra e si siede e resta immobile tra Frattini e Bossi, tutti lo guardano intenti, in un silenzio raro. L’impressione è che tremi un po’, si nota appena, un po’ in avanti, un po’sui lati, come un atleta mentre compie lo sforzo. Gli hanno dato solo 308 voti, anche se uno dei suoi deputati ha dichiarato dopo che era andato in bagno. 308 voti non sono il passato, non sono la Casa della libertà, non sono la finzione di governare, non sono la maggioranza. Infatti, mentre Bersani, a nome del Pd e forse di tutta l’opposizione, pronuncia laparola “dimissioni”, il silenzio è profondo. Poi tutti si alzano zitti come quando, all’inizio della seduta, c’era stata la commemorazione di un collega scomparso. E mentre l’aula si vuota, vedi formarsi intorno a lui il club dell’ultima ora: Brambilla, La Russa, Brunetta, Romani, Bernini. Sono in formazione richiusa che copre la piccola testa color marrone e guardano, forse insieme, il foglietto, o forse ascoltano, le ultime parole del capo.

Che accada stasera o no, sanno benissimo che finisce qui. Qualunque cosa Berlusconi volesse dire al Quirinale, l’importante è quel che il Quirinale, dopo il collasso in Europa, ha deciso di dire a lui. A quanto pare lo ha detto. Scende la notte e l’uomo della cambiale non ha ancora parlato. Sta forse pensando se si può ancora imbrogliare il Quirinale, il Paese, l’Europa. Ma alla notizia “dimissioni di Berlusconi” è balzato in su persino Wall Street. Quando si dice che il mondo ti ama.

Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2011