“Le balle devono finire, è ora di dire la verità”. Corre sul web, su un’apposita pagina Facebook creata domenica 6 novembre in tarda serata, una protesta anonima sul progetto di prossima trasformazione della Cineteca di Bologna da pubblica ad una fondazione privata. Pagina online che, paradossalmente, raccoglie subito l’ “amicizia” dell’assessore alla cultura regionale, Massimo Mezzetti e la presidente del consiglio comunale, Simona Lembi, soggetti istituzionali direttamente coinvolti negli sviluppi di questo delicato passaggio.

Anche se viste le specifiche del documento online, intitolato Cineteca Pubblica, l’ideazione della pagina sembra provenire dall’interno della Cineteca di Bologna, probabilmente da qualche dipendente che si sente parecchio coinvolto da ciò che per molti di loro sembra essere, a livello di impiego professionale, un salto nel buio.

Fino ad oggi sia dalla direzione della Cineteca che dall’assessorato alla Cultura del Comune di Bologna sono state minimizzate le problematiche di questo passaggio statutario: non è una vera e propria privatizzazione, nel tempo entreranno soci privati, il Comune rimarrà sempre socio al 51% delle azioni della fondazione e soprattutto la trasformazione è inevitabile perché altrimenti il laboratorio dell’Immagine Ritrovata, fiore all’occhiello della Cineteca, andrebbe chiusa.

“La prima cosa che questo Comitato esprime”, si legge nel documento online, “è che in questa vicenda nessuno dice le cose come stanno e si raccontano ai dipendenti ma soprattutto ai cittadini delle menzogne. La prima sta nel fatto che l’Immagine Ritrovata non ha bisogno oggi di nessun salvataggio: i referendum (di giugno 2011 sull’acqua pubblica, n.d.r.) hanno eliminato l’articolo che obbligava gli enti locali a dismettere le società partecipate”.

“I cittadini di Bologna devono sapere che nelle intenzioni dei fautori della Fondazione Cineteca”, continua il comunicato, “il patrimonio (artistico e immobiliare per un valore complessivo di trasferimenti stimabile in circa 20 milioni di euro) passerà in proprietà della Fondazione stessa che potrà gestirlo in totale autonomia fino all’eventuale alienazione. Noi pensiamo che se esistono leggi e regolamenti che disciplinano il “controllo” dell’Ente pubblico sulle società partecipate ci sarà una ragione, ed è talmente evidente che solo gli ingenui possono ignorare”.

Gli estensori della pagina Facebook non si fermano, sostenendo che da quando nel ’95 la Cineteca è diventata “Autonoma Istituzione Comunale” si è partiti da una biblioteca con 10mila volumi, qualche foto, pellicola e un pacco di manifesti ed in 15 anni questo patrimonio è decuplicato nel numero e nel valore: “A che pro l’acquisto da parte della Cineteca de L’Immagine Ritrovata srl? Il restauro cinematografico è solo una parte specializzata nel recupero conservativo di un bene culturale. Per questo la parola conservazione è diventata utile nella procedura di acquisto. Senza questa parola, difficilmente l’acquisizione da parte del Comune sarebbe stata giustificabile: sarebbe stato come se avessero acquistato una Legatoria Artistica in quanto possessori di Antichi fondi librari”.

Una protesta che porta con sé anche una proposta fattuale: “Invitiamo l’amministrazione comunale, in merito alla problematica della società controllata Immagine Ritrovata, a seguire in materia di società partecipate svolgenti servizi culturali la normativa europea che stabilisce che società in “House providing” a capitale interamente pubblico sono possibili a patto che abbiano i requisiti richiesti: il capitale della società affidataria deve essere interamente pubblico; l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale devono esercitare sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; la società deve realizzare la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”.

Una trasformazione che per gli estensori della pagina ha implicazioni “politiche”: “L’assessore alla cultura e il suo sindaco devono dire ai cittadini che con la Fondazione Cineteca al posto della “Autonoma Istituzione Comunale Cineteca” si inaugura una stagione di progressiva privatizzazione dei beni culturali (le biblioteche seguiranno a ruota), ed un drastico ridimensionamento del personale a ciò dedicato, e devono soprattutto dire che questa è la politica che la maggioranza del Consiglio Comunale intende perseguire. E per politica si intendono anche le modalità con cui si attua questo processo: spingere il personale precario contro il personale cosiddetto “garantito”, spingere i dipendenti della società in house Immagine Ritrovata contro il resto dei lavoratori sostenendo la menzogna che chi si opporrà alla Fondazione mette a rischio il loro posto di lavoro”.

“Ogni posizione è lecita e si può discutere su eventuali dubbi”, spiega al fattoquotidiano.it l’assessore Ronchi, “ma le posizioni basate solo su uno strato ideologico, o su retro pensieri e sospetti, non ci possono fermare. Bisogna capire che il problema non sta nella scatola. Bisogna guardare i contenuti. Sono qui per innovare e continuerò sulla mia strada”.

Martedì 8 novembre sarà pronta la delibera, che verrà poi discussa giovedì in commissione consiliare durante un’udienza conoscitiva a cui parteciperanno Farinelli, Ronchi e i sindacati in rappresentanza dei dipendenti. Solo dopo approderà in Consiglio comunale. “Stiamo procedendo a vele spiegate con incontri e discussioni, per spiegare a tutti la natura di questo cambiamento”.

Per ora l’intenzione è quella di procedere a una fondazione con il 100% di partecipazione pubblica nel 2012, anche se, precisa l’assessore, sono già arrivate delle richieste da privati che saranno valutate per il secondo anno “dopo che avremo ben chiaro l’impatto di questa trasformazione. Non ci saranno ripercussioni negative né sull’attività culturali né sul lavoro dei dipendenti. Tutto sarà fatto in trasparenza e sotto il controllo del sindacato”.

Intanto il comitato Cineteca Pubblica ha indetto una raccolta firme a sostegno del proprio comunicato: “Invitiamo tutti i cittadini di Bologna, gli operatori dei settori cinematografici e audiovisivi, i bibliotecari, gli intellettuali che credono non solo a parole che la cultura è una necessità, ad opporsi a qualsiasi “mascherata privatizzazione o dismissione di controllo pubblico” di beni culturali ed a pretendere dalla amministrazione comunale trasparenza e chiarezza, condivisione e democrazia su questi processi”.

di Davide Turrini e Giulia Zaccariello