Lo so anch’io che qui, nella mia Genova, è venuta giù acqua dal cielo come non mai. Lo so anch’io che è venuto giù un diluvio in diciassette minuti. Lo so come lo sanno tutti. Proprio per questo mi piace ricordare che il rispetto per la vita è la priorità. La salute di questo pianeta e dei suoi abitanti deve essere il fine ultimo di ogni nostro sforzo.

Cosa vuol dire progresso? Costruire a Genova la “gronda”, una bretella autostradale con più di venti chilometri di gallerie? Forse per alcuni lo è, ma per me e tanti altri genovesi, no. Noi non crediamo che forare montagne per velocizzare il traffico sia di primaria importanza. Anzi, crediamo sia inutile e anche dannoso per la salute della natura (eccessiva cementificazione) e dell’uomo (polveri di amianto). Sono altre le priorità e a ricordarcelo ci hanno pensato l’acqua e il fango.

A noi piccoli e comuni cittadini, basterebbero progetti anche meno costosi e ambiziosi, ad esempio:

1) che il governo non tagliasse i fondi per la manutenzione del territorio e prendesse atto dei mutamenti climatici che obbligano a rendere le nostre città sicure in modi diversi da quelli attuali, come ci ricorda Carlo Petrini.

2) che gli amministratori locali tenessero sempre in “sicurezza” (parola che piace tanto se si parla di zingari e clandestini) i propri terreni, i propri corsi d’acqua, i propri monti, che non lasciassero i pochi polmoni verdi cittadini abbandonati alla malasorte e che magari, in caso di previsioni meteorologiche preoccupanti, chiudessero anche le scuole.

Il progresso è tale se non dimentica nessuno. Della tecnologia al servizio del potere possiamo farne davvero a meno. “A pensare a grandi cose, avremo sempre pronta una scusa per non fare nemmeno le piccole. Lo sai che cos’è questa Italia? Una pietra, se la lucidi diventa bella, ma se la lasci andare diventa una discarica.” Mi diceva, dal basso della sua quinta elementare, un amico ignorante.

“Nel presente abbiamo posto le basi di possibili e future catastrofi sosteneva anche il regista russo Andrej Tarkovskij “e noi, pur sapendolo, non facciamo nulla per evitarle. Sono i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo di una catastrofe.”

I miglioramenti vengono solo sbandierati. In realtà domina il massacro della natura. Conservatori e progressisti a darsele di santa ragione, ma entrambi uniti sotto la grande religione dell’economia: il paradiso a buon mercato offerto a tutti a patto di distruggere se stessi e la natura. “E intanto la Terra scricchiola sotto i piedi.” Diceva la Ortese.

A noi piccoli e insignificanti cittadini non resta altro da fare che urlare un no all’assassinio della natura. Ma il nostro urlo resta in gola e ammutoliamo sgomenti, quando vediamo una bambina travolta da un fiume d’acqua e fango. Una bambina che, per il potente di turno, prende a esistere e ad avere un’identità solo quando muore in simili condizioni.

Oggi nella mia Genova, quella dove tanti stupendi ragazzi armati di pala sono andati volontariamente a togliere fango dalle strade, è stato decretato il lutto cittadino per ricordare i sei morti di questa alluvione. Si farà silenzio. Anche chi ha deciso di tagliare i fondi per la manutenzione del territorio, mi auguro faccia silenzio.