A Bologna il centrodestra si mette il bavaglio. Oggi, in consiglio comunale, gli esponenti del Pdl hanno sfoderato il nastro adesivo, usato tante volte nella battaglia antiberlusconiana, contro le minacce di querela lanciate dal sindaco Virginio Merola venerdì scorso. Ne è nato presto un parapiglia che ha costretto a interrompere le discussioni in aula.

L’insolita protesta è stata messa in piedi dal capogruppo del Pdl Marco Lisei, dopo “le minacce e le intimidazioni” usate da Merola (peraltro assente oggi) nel corso della discussione sul presunto concorso pilotato per dirigenti comunali. Chiamato a dare spiegazioni, venerdì scorso il sindaco aveva giudicato “molto grave che certe affermazioni opera di giornalisti rancorosi avessero trovato eco in aula”.

L’intervento però non è piaciuto all’opposizione, che ora accusa Merola di voler zittire chiunque provi a chiedere spiegazioni. “Invitiamo il sindaco a mettere sui banchi dell’opposizione dei pupazzi teelcomandati”  è stata la provocazione della leghista Mirka Cocconcelli.  “Dal comportamento avuto dal sindaco venerdì abbiamo capito l’intolleranza del Pd verso tutti coloro che hanno idee diverse – ha attaccato il capogruppo Pdl Lisei – del resto fa parte della vostra cultura illiberale e antidemocratica, definibile con una sola parola: comunista”. A conclusione del suo discorso, il capogruppo del Pdl si è quindi chiuso la bocca con del nastro adesivo. Gesto imitato immediatamente dagli altri esponenti del centrodestra. Unico astenuto: il leader del Carroccio Manes Bernardini.

In aula è scoppiata subito la bagarre, tanto che la presidente del Consiglio Simona Lembi ha dovuto sospendere la seduta.  “Buffoni” hanno urlato alcuni tra i banchi della maggioranza. “L’unico bavaglio è quello che mettete voi ai giornali” ha attaccato il capogruppo del Pd Sergio Lo Giudice.

Prima del bavaglio,  a inizio seduta, la questione era stata avanzata anche dal consigliere del Moviemento 5 Stelle Federica Salsi, nell’intervento di inizio seduta: “Non si può fare come gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia. Da sempre sentiamo dipendenti di enti pubblici avviliti perché ritengono che i concorsi mandino avanti i soliti predestinati”. Tutta la polemica ha origine da un articolo di Antonio Amorosi, ex assessore alla casa ai tempi di Sergio Cofferati, che su una testata online ha pubblicato nomi dei vincitori, a bando ancora aperto.

(g.z.)