Una caserma dei carabinieri nella villa del fratello del boss. E’ questa la destinazione che avrà l’abitazione confiscata ad Ernesto Bardellino, fratello di Antonio, il capo dei capi dei casalesi, ucciso in Brasile nel maggio del 1988 e il cui corpo non si è mai trovato. L’abitazione, chiusa da più di vent’anni, fu confiscata definitivamente il 6 marzo del 2008, con l’arrivo della sentenza della Corte di Cassazione. Il Protocollo d’intesa è stato firmato il 13 ottobre scorso nell’atrio dell’abitazione, in via Ancona n. 2, davanti a numerosi ragazzi del liceo scientifico della zona. Lo stabile, realizzato quasi al centro del paese, è rimasto disabitato dalla sera in cui la famiglia Bardellino dovette fuggire da San Cipriano di Aversa. Nei loro confronti, infatti, fu “decretato” l’esilio da parte delle fazioni dei casalesi che avevano organizzato l’uccisione del capo clan. Fu intimato a tutti i parenti di Antonio Bardellino di non tornare più a San Cipriano di Aversa se volevano salva la vita. Così si stabilirono nel basso Lazio. Con la scomparsa di Antonio, affiliato a Cosa Nostra nei primi anni ’70, cadeva anche la rete di potere costruita con sapiente dimestichezza dalla famiglia Bardellino. Ernesto, il proprietario dell’abitazione confiscata, è stato anche sindaco di San Cipriano di Aversa. Fu eletto il 10 giugno del 1982 nelle file del Partito socialista Italiano. Famosa la passeggiata di Ernesto Bardellino con il segretario nazionale del Psi, Bettino Craxi, lungo il corso principale di San Cipriano di Aversa. Craxi era venuto per dissuaderlo a candidarsi al Senato. “Ci riuscì, ma quella passeggiata – ricorda un signore dai capelli grigi che incontriamo vicino allo stabile confiscato – contribuì ad accreditare l’antistato come un interlocutore privilegiato del potere politico. Un monito per chi non voleva stare alle regole della camorra”.

La villa confiscata è costruita su tre livelli, con annesso un terreno di 631 metri quadri. Al piano terra dell’immobile vi sono ancora oggetti e mobilio, così come lasciati dalla famiglia Bardellino. In una delle stanze, sotto una coltre di polvere, ci sono alcuni oggetti della gioielleria che aveva l’apertura a fronte strada. Dentro vi sono stampe di nessun valore insieme a bigiotteria varia, una bilancia per pesare metalli preziosi e una grande cassaforte. Ai piani superiori, invece, è tutto vuoto, ma fanno bella mostra i marmi pregiati nei bagni.

Con la firma del Protocollo d’intesa, l’immobile è stato dato in concessione gratuita dal comune al Comando dell’Arma. Ma per trasformarlo in caserma saranno necessari lavori di ristrutturazione, che sono stati già in parte già finanziati dalla Regione Campania con un primo contributo di 500 mila euro.

“La caserma sarà pronta tra una decina di mesi – spiega il colonnello Crescenzio Nardone, comandante provinciale dei Carabinieri – e averla nel centro del paese, contribuirà ad avvicinare di più i militari alla gente del posto. Vogliamo far capire che noi non siamo una minaccia, ma siamo qui per proteggere i cittadini”.

di Raffaele Sardo