Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama

Migliaia di americani si sono visti recapitare lo scorso primo novembre una e-mail che aveva come oggetto “Commit to Volunteer”. Il mittente, Jeremy Bird, è il direttore del programma di reclutamento dei volontari per la campagna di Barack Obama. Nella mail Bird scrive che “tra un anno celebreremo la rielezione del Presidente… Ma nessuno di noi può star seduto ai bordi della strada e sperare… E’ arrivato il momento. Aiutaci a creare il risultato del 2012, impegnandoti come volontario”.

La mail fa parte di una strategia che mira a coinvolgere sempre più americani – soprattutto giovani – nella campagna per la rielezione di Obama. Nella settimana appena trascorsa, “Obama for America” ha organizzato 1500 eventi in tutti gli Stati Uniti: incontri nei caffè, nelle scuole e nelle chiese; propaganda elettorale porta a porta; campagne telefoniche; feste private. L’obiettivo è ricreare quella coalizione di singoli e gruppi – afro-americani, latinos, donne, studenti – che nel 2008 rappresentò il cuore dell’elettorato democratico.

“Quartiere dopo quartiere, persona dopo persona, studente dopo studente, stiamo per costruire il più grande sforzo dal basso dell’intera storia politica americana”, ha detto mercoledì scorso a Penn University Jim Messina, direttore della campagna di Obama. Messina era a Philadelphia proprio per lanciare un programma volto a mobilitare il voto giovanile e universitario, tra i più ambiti alle prossime elezioni. Si tratta di un segmento di popolazione – tra i 18 e i 21 anni – che tocca gli otto milioni di elettori e che nel 2008 era troppo giovane per andare alle urne.

Allora, ai tempi della prima campagna di Obama, il candidato democratico riuscì a conquistare il voto di due giovani su tre (per “elettorato giovane”, gli esperti intendono quello compreso tra i 18 e i 29 anni). Le parole d’ordine di “speranza” e “cambiamento”, l’annuncio di voler chiudere la disastrosa esperienza della guerra in Iraq, risuonarono con particolare vigore tra gli americani più giovani. In tre anni le cose sono cambiate. All’Iraq si è sostituito l’Afghanistan. La disoccupazione ha colpito soprattutto le fasce di popolazione più giovane. Tanti, troppi ragazzi escono dalle università con migliaia di dollari di debito.

Obama e i suoi sanno comunque che senza il voto dei ventenni sarà molto difficile farcela nel 2012 (soprattutto in Stati tradizionalmente poco inclini a votare democratico, come Indiana e North Carolina, ma che nel 2008 scelsero invece Obama). Di qui la decisione di costruire proposte e programmi diretti esplicitamente ai più giovani. Nelle aule di Penn University Jim Messina e la consigliera politica della Casa Bianca, Melody Barnes, hanno raccontato i loro piani per aumentare borse di studio e finanziamenti per gli studenti, oltre alla decisione già presa di mantenere la copertura sanitaria per i più giovani. Iniziative specifiche su Twitter e Facebook sono in corso già da mesi, come pure il programma “Greater Together”, mirato proprio alla fascia 18-21 anni.

Non è ancora chiaro quanto questo fuoco di fila di idee ed eventi servirà davvero a mobilitare i ventenni americani. Gli umori attorno alla campagna per la rielezione di Obama sono stati sino a qualche settimana fa piuttosto cupi. Le ultime settimane hanno riaperto il campo alla speranza. La lieve discesa del tasso di disoccupazione (dal 9,1% al 9%), gli scontri intestini tra i candidati repubblicani, l’onda di fango che si sta abbattendo su alcuni di essi (soprattutto con le accuse di molestie sessuali mosse a Herman Cain) hanno fatto risalire gli indici di popolarità del presidente democratico e ridato vigore alle sue ambizioni.

A questo punto, oltre che sui giovani, la campagna di Obama sembra destinata a concentrarsi nelle prossime settimane soprattutto su Iowa e New Hampshire, i primi due Stati in cui si svolgeranno le primarie repubblicane. In Iowa il presidente ha aperto otto uffici; in New Hampshire sono due le sedi elettorali inaugurate nelle scorse settimane. La scelta riecheggia quella compiuta da Bill Clinton in occasione della sua rielezione, nel 1996, e vuole concentrare la maggiore potenza di fuoco proprio là dove si raccoglieranno i candidati repubblicani e più vigoroso sarà il dibattito politico. Un segno, un altro, dell’attitudine battagliera e aggressiva che la campagna del presidente assumerà con ogni probabilità nei mesi a venire.