a cura di PatrimonioSoS

E’ sconfortante il buio in cui la riforma Gelmini avvolge la storia dell’arte, riducendo o tagliando l’insegnamento della disciplina proprio in quegli istituti (geometri, alberghieri, ecc.) in cui maggiormente ci sarebbe il bisogno di abbinare alla preparazione tecnica la suggestione di un sapere di stampo umanistico: umanistico sì, ma funzionale proprio a quella stessa preparazione tecnica.

E’ proprio per reagire ad un’oscurità (o un oscurantismo)– che sta diventando insopportabile- che una volta tanto, invece dei soliti scempi, segnaliamo un episodio positivo – quasi a testimoniare un’estrema volontà di “resistenza” della società civile. Protagonisti: un preside illuminato; un terzetto di giovani precari in forza ad una Fondazione privata, benemerita per la divulgazione di testi storico artistici sul web, la Memofonte di Firenze; alcune classi di studenti. La vicenda inizia nel 2010 a Figline Valdarno nelle sezioni geometri e ragionieri dell’istituto scolastico intitolato a Giorgio Vasari, personaggio ignoto alla maggior parte dei giovani che ogni giorno frequentano le lezioni.

La scommessa è quella di una didattica che unisca storia dell’arte, educazione visiva e acquisizione di una consapevolezza del valore del patrimonio, facendo uso – come strumento di approfondimento e di comunicazione – delle applicazioni informatiche. Articolazione logica di questo limpido esperimento sono dunque tre “moduli”, organizzati dai tre giovani precari: alcune ore di lezione, visita nel territorio, rielaborazione dei contenuti con la creazione di un blog. I risultati li potete vedere su internet, insieme alla notizia di altri percorsi formativi, sperimentati nel corso dell’ultimo anno scolastico anche in un altro istituto tecnico fiorentino con indirizzo alberghiero. Quello che forse traspare solo parzialmente da internet è l’entusiasmo dei ragazzi, il loro impegno, la loro curiosità.

Quest’anno un ripetente ha chiesto di poter partecipare alla giornata di presentazione con la sua vecchia classe, offrendosi come relatore e lavorando per la preparazione dei testi da leggere in pubblico. Quale miglior indice di successo per un’iniziativa che rientrava fra i progetti finanziati dalla Provincia per evitare l’abbandono scolastico? Quale miglior riprova che non bisogna defraudare i giovani della possibilità di accostarsi consapevolmente al patrimonio storico artistico?