Mentre la maggioranza frana, il deputato Fabio Garagnani, come l’ultimo giapponese sull’isola deserta alla fine della guerra, va avanti nelle sue battaglie. Oggi a Bologna presenta la proposta di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle cooperative, che potrebbe arrivare a costare fino a 50 mila euro l’anno alle casse della Camera dei Deputati.

Un chiodo fisso per le coop quello del deputato bolognese, che appena poche settimane fa era stato protagonista di una esilarante scenetta in un posto di blocco della Guardia di finanza. Alla richiesta di documenti da parte delle fiamme gialle, in un normale controllo di routine aveva apostrofato gli agenti: “Fate verifiche precise sulle cooperative rosse, sono quelle che evadono, mica il normale cittadino”.

Detto fatto, se non lo fanno le fiamme gialle ci penserà lui. Ora il parlamentare, nonostante non ci sia alcuna certezza che il governo superi lo scoglio della fiducia, è certo di poter mettere su questa commissione d’inchiesta parlamentare tramite la commissione Sviluppo economico e quello degli Affari costituzionali di cui è membro.

Obiettivo di Garagnani sono quelle coop in cui “il numero dei dipendenti è nettamente inferiore a quello dei soci”. La commissione dovrà “acquisire i dati e le informazioni necessarie per verificare il funzionamento del sistema, le deviazioni verificatesi rispetto alle caratteristiche proprie dell’istituto cooperativistico, le violazioni di legge eventualmente perpetrate”. Non solo. Per il deputato che alcuni anni fa si firmò “Fabio Berlusconi” “bisogna che il parlamento indaghi sulle commistioni tra potere amministravo negli enti locali e il mondo della cooperazione”. Obiettivo politico sono le sole coop rosse: “Occorrerà fare luce – è scritto nella proposta che sarà presentata in Aula – sulle relazioni d’affari che hanno visto coinvolti settori del sistema cooperativo tradizionalmente legato alla sinistra”.

Il deputato bolognese porta tre esempi per spiegare lo strapotere delle cooperative: “Il primo è il caso Penati a Sesto San Giovanni, che ha visto il coinvolgimento di alcune cooperative emiliane nel campo delle costruzioni (il Consorzio cooperative costruzioni, ndr). La scorsa settimana poi c’è stato l’incontro tra il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani con le centrali cooperative per privatizzare la sanità in regione. Poi – conclude Garagnani – c’è stato lo scandalo del caso Civis a Bologna”.

Oltre al mondo delle cooperative di costruzioni il deputato punta il dito contro le coop di facchinaggio e soprattutto contro la grande distribuzione, che secondo lui agirebbe quasi in una sorta di “regime di monopolio”. Il deputato berlusconiano chiede anche che i sindacati “si diano una svegliata e accertino come molte cooperative, soprattutto quelle di facchinaggio, trattano i loro dipendenti”.

Il parlamentare risponde anche alle accuse mosse al governo di avere tagliato, con le ultime manovre estive d’emergenza, le gambe alle coop: “Continuano a ricevere delle agevolazioni: le hanno ridotte, ma continuano a riceverne. Garagnani ci tiene a specificare di non voler generalizzare. “La forma cooperativa nasce da una profonda istanza solidaristica e sociale che qui in Emilia Romagna gha scritto anche pagine positive”. Ma tant’è. La sua battaglia personale contro le coop approderà, forse, in aula.

E il “forse” è d’obbligo visto il momento politico a Roma. Tuttavia, anche dopo le defezioni di questi giorni che stanno dissanguando la maggioranza di Silvio Berlusconi, il berlusconiano ortodosso Garagnani sembra un martire sereno e devoto alla causa. “Non c’è alternativa a questo governo. Un esecutivo tecnico sarebbe una sciagura per il paese”. Appena 24 ore fa due parlamentari emiliano romagnoli, Giuliano Cazzola e Isabella Bertolini, avevano apertamente preso le distanze dal premier. Ora anche lo stesso Giancarlo Mazzuca, ex direttore del Resto del Carlino, sarebbe entrato nel club dei cosiddetti malpancisti. Garagnani, che è anche coordinatore cittadino del Pdl bolognese, esclude per ora l’intervento dei probiviri del partito per espellere i traditori: “Aspettiamo il voto alla Camera”.

Il parlamentare del resto spera che si arrivi fino al 2013, magari aprendo all’Udc e al terzo polo. Ma sempre con Berlusconi premier. Il buon Fabio ha troppe battaglie aperte alla Camera infatti: tra tutte spostare la festa dal 25 aprile al 18 aprile, combattere i “maestri comunisti che indottrinano i ragazzini” e ora anche le coop rosse.