Aveva tentato di vendere un quadro di Picasso per più di due milioni di euro. Ma l’opera non era autentica, e ora Italo Spagna, ex titolare della Galleria Marescalchi, in via Mascarella a Bologna, è indagato dalla Procura felsinea, insieme ad un’altra persona, per ricettazione, tentata truffa e per l’articolo 178 del codice dei Beni culturali, riguardante la commercializzazione e detenzione di opere d’arte contraffatte.

Un mercante d’arte italiano, titolare di una galleria a Parigi, avrebbe dovuto acquistare l’opera del pittore spagnolo. Circa un mese fa partì dalla capitale francese direzione Bologna per trattare con Spagna l’acquisto del quadro. Ma dopo aver visto l’opera si sarebbe insospettito, rivolgendosi così ai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale. Dalle successive indagini, coordinate dal pubblico ministero Antonello Gustapane, sarebbe emerso che il quadro era semplicemente una copia dell’originale.

L’opera è stata sequestrata immediatamente dai carabinieri a Milano, dove si trovava presso una società di trasporti. Gli agenti, dopo la denuncia del gallerista parigino, avrebbero sollecitato l’associazione Picasso di Parigi per verificarne l’autenticità. Attraverso una semplice foto vennero individuate numerose differenze con il dipinto originale repertoriato nei loro cataloghi. Differenze tali da portare gli inquirenti a sostenere che si trattasse di una copia dell’originale Busto di donna di Pablo Picasso.

I due indagati sono stati convocati dai magistrati, e nei prossimi giorni verrano interrogati. Secondo gli inquirenti, Italo Spagna avrebbe fatto da intermediario fra l’acquirente e il secondo indagato, R. B., il quale invece si era presentato come proprietario dell’opera.

Il sequestro del quadro è avvenuto il 26 ottobre, mentre le trattative erano iniziate da alcune settimane. Italo Spagna non è comunque nuovo a certe imputazioni. Dal giudice per le indagini preliminari Bruno Perla si trova infatti un fascicolo in cui l’ex titolare della galleria è indagato per reati simili, in attesa della fissazione dell’udienza preliminare.

Anche quell’indagine fu condotta dal pm Antonello Gustapane, che chiese il rinvio a giudizio per Spagna in seguito ad accertamenti iniziati nel 2007, secondo i quali Spagna avrebbe causato il fallimento della galleria (dichiarato nel 2008 dal Tribunale di Bologna), che operava nel settore del mercato dell’arte da quasi 30 anni, dopo aver sottratto alla società beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

In particolare Spagna si sarebbe impossessato di opere di Morandi, Magritte, Chagall, Campigli e De Pisis alterando inoltre le scritture contabili per nascondere il dissesto finanziario attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 5 milioni di euro. Spagna in questa indagine che si avvia ora verso il processo, deve rispondere di contraffazione di opere d’arte, truffa, appropriazione indebita, calunnia e bancarotta fraudolenta.

Nel novembre del 2007 era anche finito agli arresti domiciliari dove rimase fino al febbraio dell’anno successivo. In questa prima indagine è accusato di essersi appropriato di opere d’autore ricevute in deposito o per allestire mostre, che in alcuni casi avrebbe riprodotto con stampe fotografiche su tela per poi piazzarle sul mercato. Tra le sue vittime ci furono anche personaggi celebri, come l’ex calciatore e dirigente della Juventus Roberto Bettega, che gli aveva dato circa 4,5 milioni di euro per alcune operazioni mai portate a termine. Bettega aveva denunciato per calunnia Spagna che gli aveva anche venduto delle opere false spacciandole per vere, dicendosi convinto che l’ex calciatore ne fosse a conoscenza.