Le sentenze di primo e secondo grado del tribunale di Milano sul ‘lodo Mondadori‘ hanno “mortificato i principi del diritto e la realtà dei fatti”. Così, in una nota in cui la Fininvest annuncia la notifica a Cir del ricorso in Cassazione contro la condanna in appello a pagare 564 milioni alla holding De Benedetti, Marina Berlusconi, presidente della holding di famiglia, attacca i giudici di Milano.

“Il ricorso messo a punto dai nostri legali evidenzia come la corte d’Appello di Milano abbia confezionato, per condannarci, un vero e proprio diritto su misura al fine di superare ostacoli giuridici altrimenti insuperabili”, ha scritto. Per la figlia del premier, poi, dopo due sentenze della magistratura milanese che, in primo e secondo grado, “hanno mortificato i principi del diritto e la realtà dei fatti”, la Fininvest non può che “confidare che in Cassazione venga finalmente riconosciuta l’assoluta correttezza del nostro operato così come la totale infondatezza di quello che e’ e resta un esproprio scandaloso ai nostri danni”.

Il ricorso in Cassazione, 226pagine, è articolato in 15 motivi i quali, come si legge nella nota di Fininvest, mettono, ad avviso della gruppo della famiglia Berlusconi, in luce “le forzature, le sviste, i travisamenti, le illogicità che hanno reso possibile” la pronuncia dei giudici di secondo grado. Tra i motivi c’è anche la circostanza al centro dell’esposto presentato lo scorso ottobre dal presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, al ministro della Giustizia ed alla Procura generale presso la Suprema Corte e cioè, si legge ancora nella nota, “’l’invenzione, attraverso tagli e omissioni di un precedente” di giurisprudenza che sarebbe stato usato dai giudici di secondo grado “per attribuirsi il potere di decidere una causa che il Codice di procedura civile imponeva di non decidere”.