Il ministro Bossi, dopo aver visitato la festa della zucca, forse contagiato dalla esaltazione del momento, ha promesso quattro legnate ai giornalisti, così tanto per gradire.

Il sindaco di Roma Alemanno, da giorni, ha imposto ai suoi assessori di non parlare più con i cronisti  sgraditi, a cominciare da quelli di Repubblica, perché non si deve parlare con chi rompe le scatole, e magari non concorda prima le domande…

Berlusconi da tempo immemorabile ha scelto la strada di parlare da solo, anzi, di farsi intervistare  dal suo specchio, nella speranza che almeno questo non si metta a ridere.

La figlia Marina ha invece pensato bene di denunciare la trasmissione Report nella speranza che a colpi di richieste di risarcimento si possa davvero chiudere la bocca a tutti, speranza mal riposta quando la giornalista in questione si chiama Milena Gabanelli.

Eppure  basterebbe così poco a ridurre questi signori a più miti consigli, basterebbe, per esempio, che ciascun cronista si sentisse offeso da queste minacce, da questi divieti, da queste liste di proscrizione, e decidesse di chiudere i taccuini, di non registrare più alcuna dichiarazione dei “manganellatori“, lasciandoli così soli con le loro furie verbali, condannandoli così, in una sorta di moderno contrappasso dantesco, al digiuno mediatico, il più orribile tra i castighi possibili per costoro.

Se questo fosse accaduto alle prime minacce, alla prima lista bulgara, alla espulsione dei Biagi, dei Santoro, dei Luttazzi, forse ci saremmo risparmiati tante disgrazie, tante omertà, tante complicità, ma purtroppo, anche allora, troppi politici, anche di opposizione, e troppi giornalisti, i cerchiobottisti di sempre, preferirono non sentire, non vedere e non manifestare la dovuta solidarietà ai colleghi colpiti.

Chi non sopporta bavagli e censure, chi può campare anche senza sentire ogni ora, ogni giorno, le voci  di Bossi e Alemanno, scelga invece di sintonizzarsi domani sera, giovedì, sui canali che trasmetteranno Servizio pubblico, il nuovo programma di Michele Santoro. Quanti più saremo, tanto più forte sarà il No al regime della oscurità e dell’oscurantismo.