Martedì 1° novembre, giornata di panico sui mercati. La Grecia annuncia un referendum per dire sì o no al Piano di sacrifici concordato con l’Europa. Il rischio è che, se il Piano venisse respinto, non resterebbe che il fallimento della Grecia.

Altro imputato è l’Italia. La lettera scritta da Berlusconi pochi giorni fa non è stata ritenuta credibile dai mercati. La Borsa di Milano ha perduto il 7 per cento. I rendimenti dei BTP sono saliti al 6,33 per cento, lo spread vola a 459 punti base, record storico. E’ chiaro oramai che neanche gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte della Bce sono sufficienti per frenare la caduta del loro valore di mercato.

L’aumento dello spread (tra titoli pubblici italiani e titoli tedeschi) si traduce in maggiore spesa pubblica per finanziare l’enorme debito (spesa per interessi pari 5 miliardi di euro in più l’anno). Gli investitori ritengono i titoli pubblici italiani così rischiosi che vogliono rendimenti via via crescenti.

Ma non solo crescono i tassi sui titoli pubblici, salgono anche gli interessi che devono pagare le banche italiane per ri-finanziarsi e questo si traduce in aumento dei tassi sui mutui delle imprese e delle famiglie.

La caduta del valore dei titoli pubblici significa inoltre che l’attivo delle banche italiane si svaluta e quindi impongono nuove ricapitalizzazioni bancarie. Per ricapitalizzarsi, le banche potrebbero restringere ulteriormente i cordoni del credito con gravi conseguenze per le imprese e le famiglie.

Siamo in un momento di enorme nervosismo e ci avviciniamo al baratro.

Se lo spread continuasse a salire nei prossimi giorni il quadro potrebbe diventare drammatico. Si potrebbe arrivare a un punto di insostenibilità. La spesa per interessi crescerebbe a tassi talmente elevati da rendere non più possibile scongiurare il fallimento dello Stato.

E’ chiaro che il nodo è la credibilità del Governo italiano che è davvero bassa. Sono stati sprecati mesi cruciali. Abbiamo sentito dire che non era l’Italia al centro del ciclone, che tutto era sotto controllo. Ma la verità è che servono misure coraggiose e questo Governo non ha la credibilità per chiedere sacrifici agli italiani. Ci vorrebbe una svolta. Un colpo di reni.

La sfiducia dei mercati potrebbe travolgerci. Le promesse non bastano più, servono atti.