Il Partito dei Comunisti Italiani invita il pm Antonio Ingroia a parlare di legalità e Costituzione, come recita lo slogan del Congresso di Rimini (“Difendi la Costituzione”). E, giusto per restare in tema, in casa Pdl “urla il vento e soffia la bufera”. L’accusa è: Ingroia non è imparziale, ergo non lo sono neppure i processi da lui istruiti come quello, giusto per fare un esempio, al senatore Marcello Dell’Utri.

Dottor Ingroia, conta più ciò che un magistrato dice o dove lo dice?
Premesso che è accaduto quello che temevo, o meglio, che mi aspettavo che accadesse, la domanda va al cuore del problema. Il magistrato possiede libertà di opinione e di espressione, compresa quella di interloquire con la politica senza compiere scelte di campo. Il tema centrale, meritevole di confronto, era la difesa della Costituzione posta continuamente sotto assedio. Mentre è diventato: chi lo ha detto? Il pm che si occupa anche di indagini su mafia e politica. E dove lo ha detto? Al Congresso di un partito. Da un lato esiste un imbarbarimento del confronto politico. Dall’altro quello che definirei un arretramento del dibattito, in quanto anche laddove ci sono state critiche civili si è evidenziato il profilo di inopportunità del mio intervento. Sono certo che 20 anni fa, e ancor prima, se un magistrato avesse detto le stesse cose – a prescindere dal contesto – si sarebbe sviluppato un dibattito sui contenuti.

Lei ha affermato: io sono partigiano della Costituzione, dunque non imparziale come dovrebbe essere un magistrato. L’imparzialità è un dato centrale e fondamentale del ruolo della magistratura nell’esercizio delle sue funzioni, guai a quei magistrati – e ce ne sono, come dimostrano le indagini – che, fuori dalle aule di giustizia frequentano troppe stanze e salotti del potere e nelle aule di giustizia si comportano con contiguità. Per intenderci, magistrati forti con i deboli e deboli con i forti. Io mi sento imparziale nell’amministrare la giustizia e sfido chiunque a provare che non lo sia stato e non lo sia. Ma non debbo essere neutrale.

Che imparzialità e neutralità non sono sinonimi dovrebbe spiegarlo anche al segretario dell’Anm Cascini, che l’ha indirettamente invitata a maggiore prudenza per evitare equivoci che possono appannare l’immagine di imparzialità. Nessun equivoco: non debbo essere neutrale, nel senso che ho delle opinioni di fondo a cui far riferimento che non sono né ideologiche né politiche, ma costituzionali, cioè quei valori consacrati dalla Carta su cui ho giurato.

Per molti del Pdl il suo intervento è preparatorio a una sua candidatura. Siccome il dottor Ingroia le stesse cose le ha dette in più sedi congressuali, Fli, Idv, Sel, vorrebbe dire che va a caccia di candidature. Allora mi inviti anche il Pdl e prenderò in considerazione anche questa candidatura. Più seriamente, credo che un magistrato abbia il diritto e il dovere di confrontarsi sulla giustizia, sulla legalità, con la politica, cioè con chi fa le leggi. Così come i medici interloquiscono sulla sanità con la politica il magistrato lo fa sulla giustizia.

Lo dice perché sa che il Pdl, con ministri imputati per mafia, non la inviterebbe. Ritengo che sia grave che la politica non voglia ascoltare la voce dei magistrati.

Sarebbe più giusto dire: una certa politica. Non crede? Lei sta affermando una cosa ovvia.

Falcone e Borsellino sarebbero mai andati ospiti a un Congresso di partito? Credo che non siano mai stati invitati a un congresso. Ma sono andati a convegni organizzati da partiti politici sia di destra che di sinistra. Ricordo benissimo che Borsellino lo abbia fatto.

Lei dal palco del Pdci ha detto che il Parlamento è diventato un notaio che ratifica decisioni prese altrove. Forse per questo il senatore Quagliariello l’accusa di usare la Costituzione come foglia di fico per coprire interventi politici?
Lei era presente e ricorderà che ho fatto una riflessione sui rischi che corre la Costituzione e che derivano da alcuni progetti di legge e da alcune prassi. C’è stato un progressivo – lo dicono molti costituzionalisti – impoverimento del ruolo del Parlamento. Ho espresso la preoccupazione che si stia andando verso un riassetto dell’architettura istituzionale del nostro Paese finalizzato alla mortificazione della separazione dei poteri e al concentramento nel potere esecutivo.

E ha aggiunto che la politica, invece di chiedere passi indietro alla magistratura, dovrebbe fare essa stessa passi avanti. Credo che vi sia tra i cittadini un evidente abbassamento della credibilità nei confronti delle Istituzioni. E io, da uomo delle Istituzioni, non posso che augurarmi che questa fiducia venga riconquistata. Come? Non chiedendo alla magistratura – come spesso fa la politica – di fare passi indietro, ma pretendendo che la politica faccia passi avanti rispetto al bisogno di legalità, di diritti, di giustizia.

Per finire: il senatore Gasparri ironizza e dice che alla luce del suo intervento ha più chiara la vicenda Ciancimino.
Non credo che questi non-argomenti di Gasparri meritino risposte. Ciancimino, come è noto, si trova in custodia cautelare, su richiesta della Procura di Palermo.

da Il Fatto Quotidiano del 1 novembre 2011