Manifestare per la propria città che quasi non c’è più. Perché dopo il terremoto dell’6 aprile 2009 la ricostruzione dell’Aquila non è mai davvero partita. E ritrovarsi indagati per avere bloccato per un paio d’ore l’autostrada, insieme ad altre 4mila persone. E’ quello che è successo a Massimo Cialente e Stefania Pezzopane, sindaco del capoluogo abruzzese e assessore comunale alle Politiche sociali. E ad altre 13 persone che il 16 giugno 2010, durante una protesta pacifica, hanno occupato l’A24, tra l’Aquila Est e Tornimparte. “Senza incontrare alcun ostacolo da parte delle forze dell’ordine”, precisa Pezzopane. Così oggi, quando hanno saputo che a conclusione delle indagini preliminari il pm Simonetta Ciccarelli ha ipotizzato per loro il reato di interruzione di pubblico servizio, la loro prima reazione è stata di stupore. “E’ un’indagine imprecisa e parziale”, commenta Cialente.

“Sono orgogliosa di essere stata lì, tra la mia gente – dice Pezzopane -. Mentre politici e rappresentanti istituzionali subiscono processi per ben altri reati, in questo caso la denuncia equivale per me ad una ‘medaglia d’oro’”. Già, perché se il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l’imprenditore Riccardo Fusi sono usciti puliti dall’inchiesta sugli appalti per il G8 dell’Aquila, un mese fa sono finiti ai domiciliari Gianfranco Cavaliere e Fabrizio Traversi. Secondo i carabinieri del Noe erano le menti di una nuova cricca che puntava ad accaparrarsi 12 milioni di fondi gestiti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. Un grande business quello della ricostruzione. Che faceva gola pure a Valter Lavitola, intercettato mentre con il deputato del Pdl Francesco Colucci parlava della possibilità di diventare commissario straordinario, al posto del presidente della Regione Gianni Chiodi. E poi c’è il processo contro i membri della commissione Grandi rischi, che consigliarono agli abitanti del capoluogo abruzzese di rimanere in casa, nonostante le scosse che si susseguivano da mesi.

Di fronte allo “sciacallaggio” del dopo terremoto, Pezzopane è orgogliosa di essere indagata solo per una manifestazione pacifica. Analogo il sentimento di Cialente: “Visto l’alto numero di persone che stanno finendo sotto inchiesta all’Aquila per altre cose – commenta il sindaco – è per me un onore una denuncia per essere stato con la mia gente. Mi sta benissimo e ne sono orgoglioso”.

“Il 16 giugno del 2010 – ricorda Pezzopane – eravamo migliaia a manifestare uniti per lo stesso motivo. Lottavamo cercando l’attenzione del governo, del Commissario Chiodi e dei mezzi d’informazione, che in gran parte occultavano, e molti occultano ancora, la tragedia aquilana”. Quella protesta sull’A24 per ottenere la sospensione delle tasse fu oscurata dal Tg1, che non ne fece cenno. Indignati, gli aquilani andarono una settimana dopo fino a Roma, per manifestare davanti a Viale Mazzini. Gli slogan contro il telegiornale di Minzolini si ripetereno il 7 luglio 2010, quando gli abitanti dell’Aquila tornarono a protestare nella Capitale. Questa volta la manifestazione pacifica lasciò il posto agli scontri, con le cariche delle forze dell’ordine. E un bilancio finale di tre feriti.

“Ho ricevuto stamattina decine di messaggi e di telefonate di aquilani pronti ad autodenunciarsi. Ogni volta che sarà necessario tornerò a lottare per la mia città”, dice oggi Pezzopane. Che promette nuove manifestazioni. Perché 30mila abitanti dell’Aquila e 6mila della provincia devono ancora entrare nelle loro case. Secondo Cialente, che proprio oggi è stato a Roma per un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il commissario Chiodi, “i cantieri per le abitazioni gravemente lesionate partiranno a inizio 2012. Ma si è perso un anno”. Un anno in cui Silvio Berlusconi, in Abruzzo, non si è più visto. Nonostante le promesse di un tempo.