Piccole cose di valore non quantificabile
Antonio, dodici anni a novembre, bambino che abita nella periferia vera a mille passi dal centro di una piccola bellissima città d’Italia, prende per mano Claudia, ventiquattro anni anche lei a novembre, e le fa domande a raffica, affascinato dalle riprese del film che stiamo girando nel cortile di casa sua, proprio come Claudia ha fatto a me i primi tempi in cui era allieva del Centro Sperimentale di Cinematografia. Gli brillano gli occhi scuri, ad Antonio, proprio come a Claudia qualche mese fa: vuole sapere tutto quello che succede e che succederà, fino a quando il film verrà proiettato in una sala troppo lontano dalla sua periferia.
Antonio ha tratti nobili: sembra ospite, in questo cortile dove gli altri bambini sono tutti belli come lui, ma tutti con i segni delle carenze cucite addosso.
Ad Antonio piace il Cinema, che lo fa sognare, dice lui, ma non è mai andato al cinema. Vede i pezzi dei film su youtube. Di più non può.
Claudia mi presenta Antonio, che sa chi sono, perché su youtube ha visto un cortometraggio che produssi tanti anni fa, Piccole cose di valore non quantificabile, opera seconda di quei Luca Miniero e Paolo Genovese che l’anno scorso hanno fatto sfracelli al botteghino. A me non fa domande sul Cinema, né sul film che stiamo girando a casa sua. A me, che sono un produttore, mi fa domande sui soldi. E’ soprattutto incuriosito dai miei soldi. Vuole sapere che macchina posseggo. Io ho in tasca una tavoletta di cioccolata, che mi ha regalato Claudia per aiutarmi ad affrontare una lunga notte di riprese. La tiro fuori e ne do un pezzo ad Antonio. La mangiamo di gusto, insieme, mentre spiego ad Antonio che io posseggo solo una vespa, neanche orginale, ma di quelle indiane, che in questi giorni non sta neanche dritta sul cavalletto che si è rotto. Ridiamo insieme della mia vespa non Vespa. Un altro pezzetto di cioccolata? Ma sì, alla cioccolata non si dice mai no, piccola cosa che fa bene all’anima, penso io.
E’ con il piacevole sapore della cioccolata in corpo, mentre mi guardo intorno e vedo la periferia vera a mille passi dal centro di una piccola bellissima città d’Italia e mentre Antonio mi parla con entusiasmo della sua scuola, del suo cortile, della sua squadra di calcio, che tutto mi inizia a ribollire dentro e allora penso forte la mia rabbia, perché in questo nostro paese i bambini, tutti i bambini, non hanno diritto più ai loro sogni, a tutti quelli che possono avere dei bambini, come Antonio che sogna di fare il cinema che fa sognare, perché i sogni glieli abbiamo rubati, un po’ come alla protagonista del cortometraggio di Miniero e Genovese. E allora ancora una volta mi dico che vale la pena continuare a vivere solo se ognuno di noi, che ci riteniamo stare dalla parte sana e giusta in un conflitto politico ma soprattutto sociale drammatico, ci impegniamo fermamente ogni giorno a costruire un futuro di sogni per i bambini, perché sognare fa bene, rende le persone serene e solo con la serenità in corpo si vive bene. E sarà pure un concetto vecchio perché comunista, ma stare meglio, stare bene, deve essere l’obiettivo primo dell’umanità. E allora, Antonio, mi auguro che il tuo nuovo sindaco, che ha solo qualche anno più di Claudia, inizi a fare qualcosa di concreto per il tuo cortile, perché in un cortile con più cassonetti, con più giochi, con più lampioni cha facciano luce, tutte piccole cose, si vive meglio e si può almeno pensare di poter iniziare a sognare qualcosa di diverso di un sei al superenalotto che ti possa far fuggire via di qui. Io da parte mia, Antonio, ti prometto che questo film che stiamo girando a casa tua lo vedrai proiettato intero su un grande schermo, insieme a tutti gli altri bambini del cortile che lo vorranno vedere.
Piccole cose, solo piccole cose, ma di valore non quantificabile.