Angelo Bagnasco e Mariano Crociata

”La Chiesa non fa i governi, né li manda a casa”. Così il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha provato a gettare benzina sul fuoco delle parole accese dal presidente dei vescovi cardinal Angelo Bagnasco che lunedì 26 settembre, in apertura del Consiglio permanente, ha di fatto chiesto “un passo indietro” al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (leggi). “In Italia bisogna purificare l’aria ammorbata dai comportamenti licenziosi – aveva scandito Bagnasco – la questione morale non è un’invenzione mediatica”. E ancora: “La piovra della corruzione va combattuta al pari dei comitati d’affari”.

”Attribuire intenzioni politiche alla prolusione (leggi il testo integrale) è fuori luogo”, ha dichiarato oggi Crociata. “Noi non abbiamo da esprimere giudizi complessivi su una maggiore o minore vicinanza di sensibilità di un governo rispetto a un altro. Questo ci porterebbe su un terreno non nostro. Abbiamo da esprimere per ragioni istituzionali valutazioni e indirizzi su specifici temi che mettono in gioco valori di fondo perché questo attiene alla missione della Chiesa”. Il segretario generale è intervenuto anche sul tema del “soggetto politico di ispirazione cattolica” di cui Bagnasco ha parlato sempre nella prolusione. “Non abbiamo partiti da promuovere oorganizzare. Partiamo dal senso di responsabilità come cattolici nel Paese”, ha ribattuto monsignor Crociata aggiungendo che ”sono necessari percorsi culturali e politici innovativi” che sappiano cogliere “i dinamismi in atto” e risvegliare e reinvestire per il bene dell’Italia quel “giacimento culturale e di valori del mondo cattolico che è nel tessuto sociale diffuso e va al di là dei confini di appartenenza e della pratica religiosa”.

Crociata ha dichiarato di ritenere “una falsità” la convinzione che “la scuola paritaria tolga risorse a quella pubblica” perché “la scuola cattolica paritaria è una componente della scuola pubblica. Purtroppo subisce una condizione di limitazione” e “diverse scuole paritarie continuano a chiudere”. Una situazione per cui “esprimo profondo rammarico, perché preclude a molte famiglie la possibilità di dare ai propri figli un’educazione in scuole di indirizzo cattolico”.

Quanto alle novità sull’8 per mille, con la destinazione di una parte alla scuola statale, “siamo di fronte a un orientamento autorevole del Parlamento sulla libertà di utilizzo, che deve rientrare nel rispetto delle normative degli accordi bilaterali tra Stato e Chiesa. Da parte nostra, nessuna volontà di entrare nell’utilizzo della quota destinata allo Stato”, ha concluso.

Intanto questa mattina sul quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’ è comparsa la lettera aperta di nove esponenti del Pdl che si sono rivolti al presidente della Cei Angelo Bagnasco. Nella missiva, firmata da Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi, si legge: “Ci rendiamo conto che alcuni comportamenti personali, pur mai esibiti, ma diventati clamorosamente pubblici grazie a un’intrusione violenta nel privato, sono sottoposti al giudizio pubblico; sappiamo che la Chiesa non può esimersi dal giudicare, e naturalmente lo fa secondo la dottrina e la morale cristiana”. “Abbiamo a maggior ragione apprezzato – osservano i parlamentari pidiellini – le considerazioni sulla magistratura, proposte già nella precedente prolusione e oggi sottolineate con maggior forza: ‘l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo nei confronti di un’unica persona, quando altri restano indisturbati’. Il che non significa limitarsi a stigmatizzare determinati trattamenti ‘ad personam’. Vogliamo far notare – scrivono i nove esponenti del Pdl – che quando la Chiesa parla di ‘comportamenti licenziosi e relazioni improprie’, il suo invito va accolto considerandone il significato e il valore a tutto tondo”. “Non possiamo accettare che siano gli alfieri del laicismo più sprezzante, chi abitualmente dileggia la morale sessuale cattolica e vorrebbe una Chiesa muta e intimidita, a plaudire oggi alle parole dei vescovi italiani, utilizzate strumentalmente e applicate in modo unilaterale, con esclusivo riferimento al premier. Non accettiamo che giudizi violenti e definitivi vengano da altre cattedre, che si sono sempre contraddistinte per il doppio peso con cui hanno giudicato e continuano a giudicare la Chiesa a seconda della convenienza politica. Non sappiamo quanto di tutto questo immenso polverone rimarrà, dal punto di vista giudiziario. Sappiamo però – concludono – che anche questo è un polverone che ammorba l’aria e annebbia il giudizio di tanti”.