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Matteo Mingazzini
Traduttore, giornalista, esperto di ambiente

Ambientalismo da città

Capita che la cronaca dei giornali locali sia turbata da allarmanti fughe di animali esotici. Qua in Romagna, l’ultima in ordine di tempo riguarda una pantera nera (mai) avvistata sulle colline imolesi circa un mese fa, verso la fine di agosto.

Ci sta che questi avvistamenti spaventino orde di padani che non hanno mai visto in libertà un animale più pericoloso di una lepre. E ci sta che questi eventi – specialmente in estate – accendano l’entusiasmo dei cronisti alle prese con uffici stampa chiusi per ferie e Comuni deserti. Tuttavia, non sono solo gli animali d’importazione a terrorizzare i romagnoli. Per esempio, spesso e volentieri le associazioni degli agricoltori ricordano al mondo quanto siano dannosi per l’agricoltura e la pastorizia i lupi, i cinghiali, i caprioli, le volpi, gli storni e i passeri (io, che sono ignorante, sono terrorizzato dall’idea che i miei amici che fanno i contadini si ritrovino un giorno i frutteti dilaniati, messi in ginocchio dai passerotti).

La situazione non cambia se ci si sposta sulla splendida riviera romagnola: nelle cristalline acque dell’alto Adriatico, guai a nominare tracine e granchi di fronte ai quieti bagnanti… per non parlare poi di quando spunta l’allarme squalo. Insomma, gli animali selvatici non li vuole più nessuno, perché non rientrano nella norma. Mettiamo la camicetta al cane, ma siamo pronti a sparare alla volpe; ci incantiamo davanti a un bengalino e scalciamo i piccioni mentre camminiamo in stazione. La nostra cultura ambientale molto spesso si affida alla musicalità di una parola: chi salviamo tra il castoro e la nutria?

Mentre gli ambientalisti sono sempre più in voga (hanno persino il motore di ricerca per salvare le foreste), la natura – quella vera – è sempre più estranea alla tolleranza della gente. Sicuramente in questo influisce il passare più tempo sull’asfalto che non sulla terra, mentre nei nostri corpi imperversano le più disparate allergie. E con i nostri piedi al sicuro e il moccio al naso, siamo pronti a sottoscrivere petizioni a volontà in difesa della tigre. Dalla Malesia con amore.


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