Saverio Romano si è difeso attaccando e insultando, insinuando e accusando. Ha detto che i giudici sono irresponsabili, dunque, non possono indagare su di lui perché interferiscono nella politica. Ha detto che i giudici sono solo un gruppo di comunisti. Ha negato documenti, testimonianze, imputazioni. Dice “sono incensurato”. Dimenticando di aggiungere: ancora. Ha cercato di non sapere che si votava la sua incompatibilità con l’essere parte di un governo, persino questo governo, con quel passato e quei legami.

Saverio Romano è la nuova epoca del berlusconismo, il soldato di ventura che deve salvare solo se stesso (non la Patria o il Paese o il regime). E poiché, per il mestiere che fa (il mercenario) non ha altri problemi che difendersi, non aspettatevi che vi parli di ciò che sta facendo al governo, o delle buone e utili cose che ha fatto, o che provi a spiegare che è stato un bravo ministro. È vero, la difesa era difficile. Come ministro dell’Agricoltura può vantare solo l’avere esonerato leghisti truffaldini dal pagare le grosse e dovute multe per le quote latte.

Oggi, il pagamento per salvare Romano dalla sfiducia della Camera toccava alla Lega, con il bel problema di spiegarlo ai suoi storditi elettori. Infatti i leghisti non hanno voluto discutere se Romano sia o no in contatto con la mafia, sfigurando persino un governo come questo. Dovevano pagare per le quote latte, e ormai anche i lombardi sanno bene che con certa gente non si scherza. Dunque, la Lega ha pagato.

Romano, però, dopo la sua difesa indecente, ha incassato anche il non voto dei Radicali. Sei deputati assenti sono tanti in un confronto estremo come questo. La ragione è l’amnistia che chiedono invano, come rimedio all’orrore delle carceri, una via d’uscita estrema che il Senato unanime ha appena respinto. Il problema non è capire o condividere. Il problema è questo regalo a un ministro che, se fosse possibile, screditerebbe persino Berlusconi (che infatti è passato in aula, visitando le trincee). È vero, il tragico evento carceri riguarda tutti. Ma sarà difficile capire e far capire perché spiazzare gli amici e rompere con il Pd un minuto prima del voto.

Resta il fatto che Romano, alla fine della conta, è ancora ministro di questa Repubblica con un margine di 20 voti della Camera. Dubito che ci aiuterà ad allargare la fiducia di cui il Paese ha disperato bisogno.

Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2011