Non era un imprenditore qualsiasi quello che all’assemblea nazionale dell’Ance ha urlato “Vattene, vergogna” al ministro Matteoli. Andrea Vecchio, da Santa Venerina in provincia di Catania, è una bandiera dell’antiracket. Uno degli imprenditori edili di Confindustria Sicilia che più si è esposto e che vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce e ritorsioni da parte di Cosa Nostra. “L’altro giorno è successa una cosa che non era mai accaduta prima in un’assemblea di imprenditori – spiega Vecchio – metà sala si è svuotata quando ha preso la parola il numero uno delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Noi siamo imprenditori, gente che ragiona, ci siamo sentiti presi in giro”. Vecchio rivendica di aver agito non solo per interessi di categoria, ma per quelli di tutto il Paese, “anche di quei rincoglioniti che hanno votato Berlusconi e continuano a dichiararsi berlusconiani di ferro”. Un’associazione di categoria, l’Ance, da sempre “vicina al centro-destra” per stessa ammissione del presidente Paolo Buzzetti.

L’assemblea era iniziata proprio con la relazione del presidente dell’associazione nazionale dei costruttori edili, Paolo Buzzetti. “Un discorso puntuale e preciso – racconta Vecchio – nel quale si denunciavano le inefficienze di questo governo e si facevano richieste specifiche. Non di carattere finanziario, ma legislativo e normativo. Ci menano per il naso da tre anni su queste cose”. Ma il ministro Matteoli ad ascoltare Buzzetti non c’era. È arrivato solo alla fine. “ll nostro presidente gli ha rivolto tre domande – continua – , ma lui, anziché rispondere, ha aperto tre fogli di carta e incominciato a parlare di tutt’altro”.

Rumori in sala, iniziano i malumori. “Non ci può prendere in giro. Noi non facciamo riunioni di protesta politica, abbiamo bisogno di risposte concrete”. Piuttosto che “girare intorno ai problemi, senza neanche sfiorarli”, i costruttori avrebbero preferito il silenzio. Se non proprio un’ammissione: “Avrebbe potuto dire: ‘Mi dispiace, rappresento una minoranza nel governo e non posso darvi queste risposte’. Insomma, qualcosa di compiuto”, dice Vecchio.

Tanto vaghe le risposte del ministro, quanto puntuali le richieste dei costruttori: sbloccare il patto di stabilità che impedisce le spese degli enti locali e velocizzare la burocrazia. “Dobbiamo spendere una parte di quei 5 miliardi in bilancio per il 2012 per gli interventi di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio – dichiara Buzzetti ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – I progetti degli enti locali ci sono, le imprese sono pronte, gli amministratori locali sono d’accordo. Che aspettiamo a muoverci? Il Paese è fermo – continua -, la Spagna ha investito 13 miliardi di euro per piccole opere pubbliche, parcheggi, strade, piazze, che non sono gli enormi progetti che questo Governo si è prefissato di realizzare, ma che sono al palo”. Insomma, sono pressanti le richieste dei costruttori edili alla maggioranza e che ieri sono rimaste inascoltate. “Che colpa abbiamo noi per le lungaggini burocratiche?”, si era difeso Matteoli. “Un ministro dovrebbe sapere dove mettere le mani per velocizzare questo sistema”, replica rassegnato Vecchio.

Problemi che toccano tutto il Paese. Ad inveire contro Matteoli c’erano anche piemontesi, emiliani, veneti. “Non era una protesta legata a un territorio specifico – precisa il costruttore siciliano – Noi non siamo come Bossi che dice di volere Grilli alla banca d’Italia perché è nato a Milano. La verità è che siamo governati dalla parte più retrograda e retriva del Paese, da persone ignoranti e insensibili”.

di Salvo Catalano, video di David Perluigi