Si chiama Florian Philippot. Ha appena 29 anni. Laureato a Hec, una delle più prestigiose scuole di business di Francia (e d’Europa). Non solo: ha in tasca pure il diploma dell’Ena, l’Ecole nationale d’administration. Ed è già un alto funzionario dello Stato francese, con un posto di rilievo all’Ispettorato generale del ministero degli Interni.

Ebbene, proprio lui dovrebbe essere nominato «direttore strategico» della campagna di Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra alle presidenziali del 2012. L’indiscrezione è arrivata nei giorni scorsi dal sito del Nouvel Observateur, subito ripresa dagli altri media. Il diretto interessato ha detto che si pronuncerà nei prossimi giorni. Ma intanto i circoli della politica parigina sono rimasti di stucco. Il mirabile curriculum di Philippot non ha niente a che vedere con il profilo tipico dei vertici del Front Nationale (Fn), il partito della Le Pen, di sicuro più ruspanti, aggressivi, fuori dal sistema. E potrebbe rappresentare un notevole passo in avanti della donna sulla strada di quella che lei stessa chiama la «dédiabolisation» dell’Fn.

Sì, la strategia di Marine Le Pen è cercare di sdoganare la sua formazione politica, evitando gli eccessi del padre, Jean-Marie, le sue esternazioni chiaramente razziste. La figlia, invece, vuole fare del Front un partito rispettabile, che potrebbe anche governare. La sua scelta sta portando i suoi frutti. Ancora all’ultimo sondaggio, organizzato da Harris Interactive, la Le Pen veniva data al 18% dei consensi al primo turno delle presidenziali. Temuta soprattutto da Sarkozy, al quale ruba voti alla destra del suo bacino elettorale. Per continuare a farlo, proprio la dédiabolisation appare necessaria.

A occuparsene è soprattutto il compagno di Marine Le Pen, numero due del partito, Louis Aliot. Che, nonostante il suo aspetto fisico assai imponente, da sportivo, si vuole rassicurante, nei modi e nelle parole. Ha dato vita a un think thank dell’estrema destra, il club Idées Nation. Finora la sua «campagna acquisti» non aveva portato molto lontano. Ma negli ultimi giorni le cose stanno cambiando. Innanzitutto il possibile sbarco di Philippot a fianco di Marine nella campagna. Del giovane si sa ben poco, solo che nel 2002, ancora studente, durante le presidenziali di allora, fu molto attivo nel campo di Jean-Pierre Chevènement., un personaggio originale della politica francese. A lungo socialista, anche ministro di Mitterrand, è poi diventato voce iconoclasta, con tendenze al nazionalismo, venato di anti-europeismo, ma rispettato dalla sinistra: una sorta di «gollista rosso», che alle ultime presidenziali ha appoggiato la socialista Ségolène Royal.

Dallo stesso campo arriva un’altra new entry dell’Fn, Bertrand Dutheil de la Rochère, già direttore di gabinetto di Chevènement ministro, finora vicesegretario generale della sua formazione politica, il Mouvement républicain et citoyen (Mrc). Dutheil non ha aderito al Front, ma ha accettato di aiutare la Le Pen nella campagna. All’Mrc l’hanno subito espulso. In una lettera aperta «a tutti i repubblicani di sinistra» intima di «non farsi abbindolare dai benpensanti». Marine Le Pen ha salutato la novità sottolineando che «un numero crescente di patrioti, venuti da ogni orizzonte, si associa alla mia candidatura. Hanno in comune l’amore per il nostro Paese e l’ambizione di riscattarlo».

Intanto si segnalano pure defezioni nel campo dell’Ump, il partito di centro-destra, lo stesso di Sarkozy, sempre verso le braccia accoglienti di Marine. Vedi l’avvocato Valéry Le Douguet, che ha il «pregio» di essere un massone dichiarato. E a Parigi, si sa, è difficile diventare presidenti senza il sostegno delle logge. O, almeno, senza una loro promessa di «non belligeranza». Tradizionalmente i massoni, anche i più conservatori, sono terribilmente anti Fn. La «defezione» di Le Douguet ha sorpreso non pochi.

Infine, il caso Robert Ménard. Militante della Lega comunista rivoluzionario negli anni Settanta, è stato poi il mitico fondatore di Reporters sans frontières, diventata una delle organizzazioni più importanti del mondo per la difesa della libertà di stampa. Ancora nel 2008 i francesi lo avevano visto salire sulla guglie della cattedrale di Notre-Dame per issare una bandiera di Rsf, con le manette al posto degli anelli olimpici, cosi’ da protestare per l’assenza di democrazia in Cina, che ospitava quell’anno le Olimpiadi.

Ebbene, negli ultimi mesi Ménard non si perde una conferenza organizzata dal Front, dove figura spesso come relatore. A quattro mani con la moglie, Emmanuelle Duverger, ha scritto il libro «Vive Le Pen!». E ha dichiarato : «Mi piace Marine Le Pen. E’ l’unica a chiamare un gatto con il suo nome: gatto. Fornisce delle risposte ai problemi, che possono piacere o non piacere, ma almeno sono delle risposte. Sta calpestando una classe politica che si trova nell’incapacità totale di risolvere i problemi della Francia».