“Le cose che abbiamo in comune sono 4250” diceva Daniele Silvestri in una canzone. Ultimamente, più sto a contatto con gli inglesi, più mi rendo conto che è difficile andarci d’accordo.

È che le cose che abbiamo in comune noi e loro non sono 4250, e le abitudini italiane ogni tanto si fanno sentire: quando magari ti stai lavando la faccia in uno di quei lavandini da nano da giardino di cui i bagni inglesi sono provvisti; mentre rimpiangi di non esserti portato la giacca che i tuoi amici inglesi ti han detto che non serviva; quando dopo un paio di pinte tu chiedi qualcosa da mangiare e loro ti dicono: “Ma cosa mangi a fare!”; quando pensi al bidet e alla sua utilità e ti senti dire che per quello c’è sempre la doccia la mattina.

Per questo e altre abitudini, ogni tanto ti può venire in mente che l’Italia ti manca. A prescindere da tutti i pro, contro, politici, lavori e prospettive.

Puoi rimanere perplesso di fronte allo strano rapporto inglesi-moquette. La moquette è una costante nelle case inglesi quanto la moka nelle case italiane. Non può mancare. Oggi sono andata a una fiera di interior design: nella maggior parte degli stand, centinaia di metri di moquette, di tutti i colori, disegni, materiali. In bagno, in cucina, sulle pareti degli ascensori. Non c’è allergia che tenga, né acaro della polvere che resista all’abitudine inglese di mettere la moquette ovunque. La moquette è un must. Che tra l’altro, secondo fonti inglesi, tiene anche caldo ai piedi quando ci cammini sopra.

Puoi rimanere sconcertato, facendo conoscenza con l’incredibile resistenza degli abitanti della gelida Albion alle temperature “rigidine” delle stagioni inglesi. Di tutti gli abitanti, ma soprattutto delle ragazze: loro non hanno mai freddo. Mai. Freddo per loro non esiste, è tutto un concetto astratto, il freddo. Anche se aspetti fuori dalla discoteca mezza nuda, con una pelle d’oca da far male al tuo vicino di fila, non dirai mai che hai freddo. Mai. Il maglione non serve che tanto poi cammini e ti viene caldo. Le calze sono scomode e inutili. E se hai male ai piedi a fine serata, sempre meglio camminare scalze per la città invece che avere un paio di scomodissime calzamaglie addosso.

Le infradito vanno indossate anche il 22 di dicembre se c’è il sole. E chi se ne frega se c’è anche la neve, oltre al sole. Il vestitino moda mare con cui voi andreste forse in spiaggia in agosto, le ragazze inglesi lo mettono appena c’è un timido raggio di sole che fa capolino tra le nuvole e 10 gradi ventosi, che mentre voi vi mettete la sciarpa loro sono tutto un coro di: “Che tempo magnifico, temperatura perfetta, senti che caldo.” I jeans sono decisamente snobbati dalle ragazze inglesi, che preferiscono minigonne molto mini, di quelle che non serve immaginare, tanto si vede già tutto, perché fa un caldo che i jeans non li riescono a mettere.

Ma le inglesine restano sempre fedeli a un solo capo d’abbigliamento, che il più delle volte non usano, ma tengono nascosto nella borsa. In tutte le stagioni, caldo-freddo-pioggia-sole, loro sono sempre accompagnate dal loro inseparabile cappottino, che copre tutto: gonne cortissime, gambe nude, magliette scollate e vestitini primaverili indossati in pieno inverno.

Allora me lo sono comprato pure io, il cappotto, per avere una cosa in comune con le inglesi. Ma sotto, da brava italiana, mi metto ancora le calze, il maglione e, sì: pure i jeans.

Perché io, nonostante mi sforzi di fare finta di niente e di dire che fa caldo, ho ancora freddo.

di Costanza Pasqua, blogger