Sono figlio di un cacciatore. Quando ero piccolo era usanza in Liguria andare a sparare dai capanni, nell’entroterra. Si sparava agli uccelli migratori, mentre tornavano qui in primavera, stanchi, spossati, finalmente vedevano la terraferma e pum pum: abbattuti. So bene quindi cos’è la caccia oggi e per favore non confondiamola con quella degli uomini primitivi o anche solo con la caccia dei montanari qualche decennio fa. Ammetto che l’istinto della caccia ci è rimasto magari dentro, ma non corrisponde più a una nostra necessità. Come la violenza l’abbiamo dentro, in generale, ma cerchiamo di contenerla, visto che la società è cambiata.

Dopodiché sono enne anni che polemizzo col mondo venatorio e le eccezioni che mi sollevano, che non sono mancate nei commenti all’ultimo post (anche in termini, ahimé, ingiuriosi), sono un po’ sempre le stesse. Ad esempio, un classico è sempre stato: ne uccidono più i pesticidi di animali che i cacciatori. Anche ammesso che ciò fosse vero: e allora? Perché si è tutti responsabili, nessuno sarebbe forse responsabile?

Ma veniamo alle obiezioni che mi sono state mosse.

La caccia dà lavoro a molte persone. A parte il fatto che non è più così vero, visto che almeno in Italia si sta estinguendo e le industrie di armi diversificano la loro attività per non andare in rosso, ma poi, ragionando così, allora ci dovevamo tenere l’Eternit, allora cementifichiamo tutto il territorio per dare lavoro agli edili, allora ragioniamo solo in termini di profitto e non di salute della gente e dell’ambiente. E’ questo che volete?

Per i pescatori il discorso non vale? Vale, eccome. La situazione del mare è drammatica, gli stock ittici (anche questa locuzione è orribile) stanno drasticamente diminuendo. C’è una differenza: in mare non è la pesca di puro divertimento che porta la diminuzione del pescato, quanto quella industriale, che porta il pesce sulle nostre tavole. Più assimilabile alla caccia è la pesca nelle acque interne, sicuramente condannabile, anche se supportata dagli incubatoi vallivi che garantiscono almeno di alcune specie autoctone la continuazione (vedi trota marmorata o trota fario mediterranea). La stragrande maggioranza della fauna selvatica non è invece allevabile in cattività. Quando un animale è estinto, è estinto, ricordiamoci il Dodo.

Non parlatemi di selezione. Esistesse solo una caccia di selezione che abbattesse solo ungulati vecchi o malati, la caccia sarebbe anche tollerabile. Ma qui stiamo parlando d’altro, e cioè di una caccia generalmente indiscriminata e regolamentata solo per alcune specie, ma non certo di selezione.

Il fatto che io non veda pernici bianche o lepri variabili non significa che ce ne siano a migliaia. Anzi, i dati relativi alla tipica fauna alpina ad esempio per il Piemonte sono preoccupanti, in quanto viene segnalata una generale diminuzione delle loro presenze, anche se, a livello locale, a volte possono verificarsi situazioni più favorevoli. D’altra parte, la pernice bianca è in difficoltà in tutta Europa, mentre la coturnice è addirittura considerata dall’Unione Europea come una specie particolarmente a rischio di estinzione. Della lepre bianca invece non si sa assolutamente nulla, tant’è che la stessa Regione Piemonte afferma: “non si dispone di elementi oggettivi per valutare la ragionevolezza delle quote di prelievo fissate”. Ma intanto ne consente la caccia! E si consente anche su terreni innevati, perché proprio la legge nazionale consente la caccia su terreni innevati nella zona Alpi.

Personalmente sono contrario alle uccisioni di animali qualsivoglia, quindi anche di quelli “da macello”, anche per motivi energetici oltre che etici. Ma mi si possono venire ad equiparare le uccisioni di mucche o pecore con quelle di camosci o pernici bianche? E’ un insulto all’intelligenza. Di animali da macello, purtroppo, è pieno il mondo, e si riproducono; gli animali oggetto di caccia stanno diminuendo dovunque.

Fagiani, cinghiali e lepri non sono in pericolo di estinzione, vero, ma questi fanno parte dei famosi ripopolamenti, cui il mio articolo precedente riservava un breve capoverso. Sono animali che a volte vengono dall’estero, che vengono lanciati (talvolta anche senza autorizzazioni) a puro scopo venatorio, che nulla hanno a che fare con l’ambiente che li accoglie, che producono sicuramente problemi e un unico vantaggio: il divertimento del cacciatore. Modesto peraltro questo divertimento se si pensa che i fagiani spesso vengono immessi pochi giorni prima e poi abbattuti come polli!

Su un argomento sono d’accordo. L’80% degli italiani è contrario alla caccia, ma poi, quando c’è il referendum, pochi alzano il culo dalla sedia per dirlo. Quindi è sì vero che i nostri politici, quanto a senso della democrazia, sono inesistenti, ma è anche vero che gli italiani sono un popolo che ha ben scarso senso civico, anche se gli ultimi referendum potrebbero indicare un’inversione di tendenza. Si potrebbe dire che ognuno ha i politici che si merita…

Lasciatemi concludere con una osservazione oggettiva, non certo moralistica: buona parte dei piccoli uccelli di cui si consente l’abbattimento sono utili all’agricoltura, in quanto insettivori, e spesso pesano meno della cartuccia che si usa per ucciderli. Non commento.

Foto di Roberto Piana – clicca qui per ingrandire