Dai microfoni della Zanzara, il minore dei fratelli La Russa, Romano, si dichiara fieramente fascista. Ma dopo affermazioni come “durante il Ventennio c’era moltissima libertà, aggiunge: “Certo, se eri contro il potere c’era un po’ meno disponibilità… ma c’era tanta libertà

Originale la sua concezione di libertà. E io che credevo che in una democrazia compiuta non potesse esistere libertà di applauso, senza diritto di fischio! Ma forse, in quest’Italia, è più originale la mia concezione di libertà, rispetto a quella dell’ennesimo La Russa in politica.

Pochi giorni fa, ad esempio, Maurizio Acerbo, consigliere regionale abruzzese (Prc), è stato “edotto di essere persona sottoposta a indagini poiché in data 17 settembre 2011 in Pescara, si faceva promotore di una riunione in luogo pubblico invitando cittadini e associazioni a ritrovarsi al fine di contestare l’evento pubblico denominato Miss Gran prix e Mister Italia che lì si teneva omettendo di darne avviso all’Autorità locale di Pubblica sicurezza, violando con la propria condotta il disposto di cui all’art.18 del T.U.L.P.S. (Regio Decreto 18.6.1931 nr.773)”.

Una denuncia perché, di fronte alla notizia che Emilio Fede (per intenderci, quello indagato per favoreggiamento della prostituzione) avrebbe presieduto la premiazione di un concorso di bellezza, ha deciso di creare un evento su Facebook e di non fermarsi all’indignazione da tastiera.

Ogni tanto, di fronte a queste notizie, mi chiedo se sia ancora necessario un residuo dell’ideologia fascista, tanto diverso dalla Costituzione, come il Tulps, regio decreto del 1931: nel 1931, per intenderci, Gramsci era ancora in carcere, Lauro De Bosis si inabissava nel Tirreno dopo la sua impresa e il 28 ottobre si festeggiava l’inizio del decimo anno dell’era fascista.

Oggi, le imputazioni per i reati politici, come grida sediziose o riunioni non autorizzate, sono l’eredità di un concetto distorto di libertà: sarà un caso, ma le denunce partono solo verso chi dissente, come nel caso di Piero Ricca o quello di Duccio Facchini.

Non si hanno invece notizie di azioni contro riunioni non autorizzate da applauso. Nulla per i tifosi del Milan che bloccarono le strade per scongiurare la vendita di Kakà, nel 2009; nulla per le papi girl attempate (come la famosa “donna del passerotto”), neppure quando occuparono la via di fronte al tribunale di Milano.

Oggi come allora, per dirla alla La Russa, se sei contro il potere c’è un po’ meno disponibilità. Ma c’è tanta libertà. Di applaudire, naturalmente.